Una o due cose sulla bicicletta

È stato il due di marzo del 1979, ormai sono più di tre anni, che ho scritto questa poesia/notizia dopo aver visto in una cantina una bicicletta da corsa squinternata e arrugginita, lasciata lì da un vecchio che era morto da poco. Il mio testo è ancora inedito e lo trascrivo così:

 

«Siediti lì e aspetta» dicono due amiche alla bicicletta Maino.

La bicicletta appoggia una ruota su gradino

e come un bambino si mette a piangere.

Lì vicino passa un jet tutto lustro

appena arrivato da Berlino

che fumava un sigaro hawaiano,

passa un cane con sei zampe

passa un barone rampante di Calvino

passa un cavallino cagliaritano

e una strega con un rospo in mano.

Aspettate! C’era anche un ragnetto mafioso.

Dicono: «Icché tu fai, cicletta,

sola a piangere tutta sconsolata?».

«Piango e ripiango perché non m sono ancora sposata».

«Eh, ne hai di tempo! La giornata

mica è ancora finita».

La bicicletta Maino si guarda le dita:

«Ahimè no, la vita invece passa in fretta».

Loro in coro: «E noi ti promettiamo

che prima di sera, oh bicicletta,

tu sei bell’e sposata».

La bicicletta ride fra le lacrime

e comincia a sperare

perché si sentiva lustra e fresca di vernice.

Si mette perfino a cantare tanto era felice.

Ma verso sera all’improvviso scoppiò una guerra in Africa,

ci fu la carica di Bataclava

il massacro di Starabur

e anche la nostra città fu invasa.

La bicicletta strapazzata usata confiscata

dicono che in poche ore impallidì come un fiore

si afflosciò quasi morta nella sua speranza d’amore.

Poi anche quella guerra finì

qualcuno si accorse di lei appoggiata ad un muro

suonò quasi per giuoco il suo campanello

spolverò i raggi

oliò la catena

gonfiò un poco appena le ruote

e la Maino cominciò a correre in fretta

su e giù per le strade e i campi

per l’intera giornata

e non piangeva più

perché non s’era sposata.

 

Aggiungo adesso che corre ancora, sta ancora correndo; perché la bicicletta credo non debba mai finire di correre; neanche quando tutti saremo andati sulla luna; dato che qualcuno anche lassù ci andrà in bicicletta. In fatti essa è leggera leggera ma porta lontano; quando corre col vento fra i raggi fa un suono«dolce dolce» che sembra un pezzo di Mozart o di Satie quando era giovane e scivolava sul piano non con le mani ma coi capelli. Insomma quel vento che morde la ruota mentre gira e cammina è musica vera musica da ascoltare. Ci aggiungo poi un altro momento, quando l’atleta che vince arriva sul traguardo alzando le braccia in alto e ha la maglia che brucia nel sole, dentro a un sorriso stravolto e formidabile. Questo sorriso chiama Pindaro, perché lo canti e lo incanti. Intanto io, domenica dopo domenica, non mi stanco di guardare e di aspettare. Sotto uno striscione bianco o rosso. Dove finisce (o comincia?) una meraviglia. Di aspettare che un campione mi dica: sono qua.

 

 

 

7° Giro delle Regioni, L’Unità – Pedale Ravennate – Rinascita CRC, aprile 1982.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: poesie pubblicate in quotidiani o riviste
  • Testata: 7° Giro delle Regioni, L’Unità – Pedale Ravennate – Rinascita CRC
  • Anno di pubblicazione: aprile 1982
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