Addio addio addio non ti dico addio

Addio addio addio non ti dico addio

e ricordati di me.

Ti regalo questa pomata che puoi stendere

sopra le ferite.

Senti? la terra trema.

E nevica nevica nevica continua a nevicare.

 

Oggi sento che i profeti

per un momento fanno silenzio.

Il mese d’aprile viaggia su strani arcobaleni

ma la prima rivoluzione è finita nella torta

di mele.

 

Muoio dalla voglia di fare qualcosa.

 

Si stracciano carte. Piovono fuochi.

Piovono diavoli uccisi

che segnano di sangue il cielo.

Io insisto a non volermi consolare.

 

A quarant’anni lui non era più quello di

venti. A sessanta a sessanta a

sessanta un uomo torna uguale all’agnello che canta

dentro la nebbia d’agosto

mentre la città grida di solitudine.

Fra cento anni diranno poveri terrestri

non erano fortunati.

Che cosa resterà?

In quel preciso momento ha fatto una neve alta tre metri.

Vediamo cosa mi manca per essere felice.

 

 

Lo spartivento, n. 5, gennaio 1988.

 

 

 

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: poesie pubblicate in fogli volanti
  • Testata: Lo spartivento
  • Anno di pubblicazione: n. 5, gennaio 1988
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