Rachele

Nel paese d’alta montagna

il torrente vola come un’ape impazzita

e i bambini ridono sul ponte;

un gallo lento reclina nel sonno

affloscia l’ala e stanco le palpebre chiude.

Paolo accanto alla finestra

zufola e intaglia il legno,

Osso guarda una tela di ragno

bellissima e istoriata contro la vampa ardente,

Diletta, dolce fiore di melo,

reclinata la testa dorme, lievissima.

Gli altri, tra il verde tenero dei monti,

cercano le torpide marmotte:

dagli umidi buchi le bestie appesantite

si affacciano lente

ma un laccio risplende nel sole,

teso alla morte.

Le pernici, col manto d’ermellino,

trafiggono il sereno

in un volo d’angelo smarrito.

Secca come un pioppo contorto

Rachele guarda le nuvole e gli uccelli

e in silenzio il cuore si apre alla tristezza:

nel meraviglioso deserto

non ode che la voce lontana dei figli

e il pallido respiro di Diletta dormente.

Ferma sulla porta,

inchiodata come un’immagine sacra

la donna attende e al suo tempo ritorna.

 

Le fanciulle frementi attendono l’amica:

Rachele si sposa, Rachele di bianco vestita

– la tela è ruvida ma il cuore è un cristallo.

E attendono, le amiche,

che dalla scala di legno discenda,

il volto di fiamma, lo sguardo fuggitivo.

Suonan le campane

– lontano volano esili le note –

ed essa guarda stanca, ridente,

e a tutti tende la mano:

oggi è felice – la festa di sua vita –

e può guardarsi allo specchio

lavare il corpo nell’acqua intiepidita

vestir di bianco, essere ammirata.

Rachele! Rachele! ogni porta si apre

ogni finestra l’invita.

Oggi pranzeranno in piazza

e balleranno sul selciato,

affaticati gli uomini dal vino

rosse le ragazze con la malizia tentatrice nel cuore.

Domani gli uomini passeranno il confine

– e le donne ad aspettare e le donne a pregare

per le valanghe, le tormente e i burroni

ma ora le amiche attendono Rachele

– la tela è ruvida, il cuore è un cristallo –

– l’unico giorno in cui si rimira allo specchio!

Altri attingerà acqua: essa, felice nel sole

come il fieno accanto alla casa,

mastica il pane bianchissimo

lieve come la guancia del primo figlio,

beve il vino ardente o frizzante,

parla ed è ascoltata

guarda ed è ammirata,

può tender la mano e cento offriranno.

Domani tutto sarà finito

e si potrà morire!

Ma se Rachele si sposa

le campane suonano a distesa

– alta è la valle e il canto balza nel cielo –

le porte si aprono,

le ragazze cantano pensando al loro giorno

e i giovani invidiano alla notte il sacrificio

e all’uomo la tenera preda.

Nel cuore arde fresco il desiderio.

 

Gli scavarono la fossa

scaglia per scaglia, piccone con piccone,

sudore e lungo affanno.

Dopo anni volati uno accanto all’altro

l’uomo scese rigido tra i sassi:

la morte l’aveva spogliato e diviso

e un vento malefico l’aveva seccato

sul limitare della casa.

Come suonarono a festa

le campane il dì delle nozze

tanto duro e senza misericordia

era il tocco del bronzo addolorato.

Lo posero nella tomba senza pianto o dolore

poiché tutti sanno

che ogni bene o male ha il suo tempo

e la sua ragione.

I figli accanto alla madre stretti e sorpresi:

Osso guarda una nuvola errante

che segna d’ombra il volto del padre.

Con dodici pugni di terra fu coperto

e il corpo fu accecato e la mano imprigionata,

poi come un gregge d’agnelli

pieni di sonno e stupefatti

i piccoli tornarono nella sera

alle solite mura, al consueto riposo

ma nel notturno silenzio

non si udiva il profondo russare dell’uomo.

Al ricordo di quella notte, eterna

essa raggela!

 

Così Rachele

scava ogni giorno la sua nicchia per l’eternità

come l’acqua che incide la roccia e la scolpisce

per aprirsi il cammino sotto l’arco del cielo.

E conta i figli quando escono al mattino

e ritornano alla sera, poiché i suoi pulcini

sono dolci e tremanti alla fatica.

– Carlo mungendo si guardi

dalle corna della mucca impaziente! –

Se Rachele sulla soglia attende

le pare qualcuno debba partire

e nessuno mai ritornare

e lei, sola, resti

come un cipresso gettato sulla proda di un fosso.

Almeno uno rimanga per chiuderle gli occhi

il giorno dell’estrema fatica!

Ma se ora grida i figli rispondono;

Osso correndo tra i sassi scivola

e s’alza piangendo,

Diletta sveglia guarda smarrita,

Cario col latte giunge ridendo,

Osso s’acquieta.

Sulla montagna,

lenta la sera stende il silenzio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: poesie inedite
Letto 3062 volte