Che Scandalo lo scandalo

Lo scandalo del giorno è forse quello dei tre fratelli Caltagirone? O dei cinque morti a Napoli per l’auto travolta da un convoglio della “Circumvesuviana”? O di Fioroni che smentisce i documenti di Lc? O dei due giovani feriti gravemente perché fuggivano su di un’auto rubata? O perché il ministro D’Arezzo a causa della nebbia ha avuto un incidente sull’autostrada Milano-Genova? O perché a Preganziol in provincia di Treviso il presidente delta Cassa rurale va in carcere per un peculato di 875 milioni? O perché l’intellettuale cerca maggior autonomia come si evince dal convegno di Venezia? O perché ci vogliono anni di battaglie giudiziarie per adottare un bambino senza famiglia? O perché terroristi ormai impazziti sparano ad un dirigente industriale e militante di sinistra nel letto di casa sua?

Sono tutti titoli del Corrierone di oggidì, 11 febbraio 1980. No, lo scandalo è accaduto a Sanremo e il colpevole è Benigni, comico toscano, che presentava le canzoni; e c’è scandalo perché ha scherzato dicendo alla tivù in diretta “Cossigone” e “Wojtylaccio”. A sentire il giornale tutto ciò ha suscitato stupore, proteste, sdegno, schifo. “La ruvida esibizione di Benigni” l’ha definita un alto dirigente televisivo. Il presentatore Baudo ha sentenziato che “l’umorismo è bello quando è universale”. Il giornalista in questione annota che “il linguaggio non deve passare determinati limiti”. Un altro capotivù a Roma afferma “ecco quali sono i pericoli di questi programmi che non vengono registrati”. La suora centralinista della Città del Vaticano esclama “Oh, che vergogna!”.

Insomma, reazioni pubbliche, magari anche controllate o sollecitate, che si potevano ritenere ormai impossibili dentro e da una società come la nostra, al limite del Duemila, spellata da vicende di ogni genere e con tante terribili gatte da pelare. Mi sembra di essere ritornato agli innocui (a sentire tanti) anni Cinquanta, quando il moralista di turno (l’allora ministro o sottosegretario dc Scalfaro, non certo un terrone annegato dentro la ovvietà, la gelosia e a chissà quante altre remore; ma un piemontese tutto arzillo azzimato tirato spregiudicato acculturato) mollava sberle, dentro a un ristorante, a una gentile signora che, con marito e ospiti, era un poco scollata e si arrischiava a mostrare un dito di tette.

Le reazioni di oggi ci spiegano e ci aiutano con un poco di terrore a capire perché non passa il sindacato di polizia, non si fa la riforma della scuola, della sanità, della casa, della magistratura; in una parola, perché non si riforma niente di niente in questa dannata impecorita e cartaimpecorita società provinciale. Che ha nel Corrierone il registratore puntuale delle sue idiosincrasie; e nel clima generale di spari, morti, ruberie infami lo specchio del suo ritorto moralismo. Il quale trova fiato e spinta solo per volgersi contro un maledetto toscano, il quale magari ha il difetto di fare ridere cercando con fatica di essere libero.

 

 

 

Il manifesto, 12 febbraio 1980.

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: il manifesto
  • Anno di pubblicazione: 12 febbraio 1980
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