Il secolo della Sansoni

La Sansoni, con sede a Firenze, è una grande casa editrice che ormai ha passato il secolo di vita. Infatti il primo libro che reca l’impresa editoriale di G.C. Sansoni è datato 1874 e uscì con questo titolo: “Belle arti. Opuscoli descrittivi e biografici di Cesare Guasti”. Ottant’anni dopo, nel 1955, uno storico dell’editoria, Marino Parenti, compilando una monografia attenta su questa casa, concludeva, con questo giudizio: “Chi si rifaccia al primo programma, per giungere alle iniziative anche più recenti, troverà sempre un filo conduttore strettamente coerente, un ponte lanciato a congiungere e a continuare le esigenze di allora e quelle di oggi, in un concetto unitario e in tono altamente aristocratico”. Concetto unitario e tono altamente aristocratico; unitarietà e aristocraticità, quindi la cultura come momento, in ogni senso, egemonico e autoritario.

Oggi, vent’anni dopo quel giudizio e cent’anni dopo la sua fondazione, questa casa editrice che il perbenismo culturale ufficiale gratificava dell’aggettivo di “gloriosa”, è caduta in una crisi drammatica; tanto che i lavoratori, in assemblea permanente dal 16 febbraio, sono costretti a denunciare “la situazione in cui si sono venuti a trovare a causa dell’atteggiamento della famiglia Gentile, attuale proprietaria della Sansoni… la quale… in questi giorni, dopo otto mesi di amministrazione controllata, ha inviato 130 lettere di licenziamento in tronco ai dipendenti della sede e delle filiali”. Cos’è accaduto e come è accaduto? Il Consiglio di fabbrica della Sansoni-Dilibro. insieme al FULPC Firenze e al FULPC Bologna ha raccolto in un opuscolo di estremo interesse alcuni documenti e allegati che aiutano a capire, partendo da questo problema specifico, il problema generale dell’editoria italiana – squilibrata e vanesia. Vale la pena di estrapolare alcune affermazioni, perché il lettore riesca a centrare almeno il punto e a orientarsi.

Scrivono: “La produzione della casa editrice dal dopoguerra fino a tutti gli anni cinquanta si è mantenuta a un alto livello di specializzazione… Come tale, la produzione era essenzialmente diretta al mondo universitario e pianificata quindi in stretto collegamento con quello che l’università allora rappresentava, e cioè il luogo di formazione dell’élite dirigente del Paese… Con gli anni sessanta inizia una spinta alla scolarizzazione di massa che investe anche l’università modificandone profondamente strutture e funzioni: l’università non forma più essenzialmente gli alti quadri dirigenti ma rappresenta una prosecuzione della istruzione secondaria come risposta a un mercato di lavoro che richiede la formazione professionale di quadri subalterni… Il non aver compreso i motivi di fondo di questa linea dì tendenza costituisce uno dei ritardi più pesanti nella politica culturale e di mercato della casa editrice…”. La diagnosi è esatta ed è esemplare. Dunque, questa dei lavoratori della casa editrice Sansoni non rappresenta solo una lotta dura per la difesa del posto di lavoro ma coinvolge in assoluto un giudizio e una critica sulle ragioni generali e particolari della crisi.

L’insieme di questi problemi formano il nucleo del dibattito sulla gestione della comunicazione in Italia e contemporaneamente illuminano (ancora una volta) quello che, fra i tanti e impellenti, emerge come un iceberg: il problema della distribuzione della comunicazione. Chi ha avuto la costanza di leggere queste noterelle settimanali lo ricorderà come il problema di base delle mie argomentazioni. E proprio per questo, e a questo punto, non posso dimenticarmi di ricordare che giorni fa e accaduto un altro fatto molto doloroso: il tentativo di suicidio dell’editore Bertani di Verona. Cosa significa questo scollarsi di strutture che sembravano istituzionalizzate e cosa significa. d’altra parte, la crisi che morde e lacera i giovani editori non conformisti o alternativi? A mio parere, come altre volte ho ripetuto, questo: il tragico avvertimento di una situazione abnorme della nostra editoria, giunta al limite di rottura, e che neppure il trionfalismo istrionico di certi imbonimenti può contestare o potrà purtroppo contrastare; in quanto è probabile che nella direzione dell’avventurismo frenetico le malefatte e le contraddizioni prima o dopo pagheranno. Infatti sovraintende al gran circo editoriale di questo paese di Mariko un polverone che invita a emarginare o mistificare la realtà della situazione e di tutti questi fatti; mentre è diventato non più prorogabile (se non dai ridicoli sacrestani di una cultura ritualistica e conservatrice) che la gestione della comunicazione o la programmazione di questa gestione e la conseguente distribuzione passino direttamente nelle mani (direi nel pugno) degli strati popolari.

“Non sono fioche le cause che hanno determinato la crisi del settore editoriale – scrivono infatti i lavoratori della Sansoni – ma tutte passano dalla cupidigia del più alto profitto alla vocazione servile di mantenere una struttura autoritaria del potere in poche mani abbienti, contro gli strati popolari”. Aver preso questo impegno e avere preso fino in fondo coscienza della sua importanza rappresenta, nell’inquietudine dei momenti attuali in cui la lotta per il pane si è fatta terribile, una vittoria della “nostra” cultura, un aumento di peso politico per tutti.

Perciò, come dicevo all’inizio, è tanto più necessario che ciascuno si renda conto come questa dei lavoratori della Sansoni sia anche una nostra lotta – non per un’adesione militante ma per una partecipazione all’interno, che ci coinvolge direttamente. Badiamo che molto del nostro futuro dipenderà dall’esito di queste lotte. Le assemblee permanenti sono assemblee rivoluzionarie nei termini e nella sostanza, perché sconvolgo e scompongono l’ordine tradizionale o abitudinario di affrontare le questioni della cultura; perché fanno esplodere le contraddizioni – anche quelle più subdole e latenti – e propongono nuovi metodi di ricerca, di programmazione, di gestione.

Capovolgono, e per sempre, la norma.

 

 

 

“Chi comunica che cosa e come”, l’Unità, venerdì 12 marzo 1976.

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: l’Unità
  • Anno di pubblicazione: venerdì 12 marzo 1976
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