Giornali nella neve e cani di S. Bernardo

La libertà dell’informazione – I casi di tre quotidiani

 

Credo che sia utile ripetere, in termini sempre più espliciti, che la libertà di stampa o della stampa rientra in quei discorsi che ogni persona in buona fede dovrebbe evitare o dovrebbe rifiutare in quanto fumosi e complicati da perfide astuzie, da cento corbellerie. Dico “dovrebbe” e intanto comincio io stesso a scantonare ritenendo di fermarmi ancora un poco su questo problema; pronto a ricredermi se ammonito che argomentando sbaglio.

Va benissimo affermare che la libertà dell’informazione è una libertà e il diritto all’informazione è un diritto. Ma se l’informazione è un diritto indiscutibile, la libertà dell’informazione appare allo stato dei fatti una libertà labile e condita dei più diversi ingredienti; in altre parole, direi: non c’è la libertà dell’informazione, questa libertà non c’è (mentre è vero che ciascuno può chiedere e cercare la “propria” libertà d’informazione – che è quella elargita dall’ideologia che si condivide). I mezzi di comunicazione sono condizionati con rigore scrupoloso e ogni altro discorso all’intorno e in merito riesce soltanto “buono” per la millesima tavola rotonda da consumare in qualche centro termale, come è ormai una abitudine italiana. Si può aggiungere che l’informazione, come diritto acquisito, è esercitato nei casi migliori con una cautela, nonostante le apparenze, che direi vertiginosa (da capogiro); negli altri casi con la più acerba malagrazia, con arroganza se non con irridente o indecente teppismo. I casi anomali e che meritavano rispetto non sono molti e tutti identificati.

Qualche particolare. In questo momento tre sono i quotidiani in secca, intorno a cui si spendono parole ancora parole e alcuni fatti concreti: «Bresciaoggi», «Il nuovo quotidiano», «Il foglio». Lasciando da parte questo ultimo giornale, che merita altro e diverso discorso da svolgere la prossima volta, ecco in breve e intanto le schedine anagrafiche relative ai due in questione. «Bresciaoggi» è avviato con il finanziamento di un gruppetto vicino a Lucchini, uno dei maggiori produttori di tondini di ferro. Le ragioni? Per un debito o per debiti di gratitudine intendevano appoggiare la candidatura – stavolta contestata dai nuovi notabili dc – del fanfaniano Boni, sindaco della città. Passate le elezioni, defenestrato il personaggio perché trasferito alla Provincia, il gruppo ritenuto esaurito l’impegno ha voluto chiudere la baracca senza rimetterci altri quattrini. Tutto dunque all’insegna di questioni personali fra pochi individui e all’interno di beghe di città.

Per «Il nuovo quotidiano» prendo da un articolo interessante di Soglia su “Prima”: “Non si può infatti confezionare… un prodotto… come un giornale… con l’improvvisazione e la fregola elettoralistica contingente. C’era nei promotori politici dell’iniziativa editoriale… la preoccupazione per l’annunciato quotidiano di Gorrieri… e Pedrazzi; c’era il disappunto per il cambio della guardia al Carlino e quindi la paura, da parte dei dorotei, di perdere presenza e spazio sul giornale del petroliere Monti, fanfaniano senza moderazione anche con l’arrivo di Pieroni”.

Ma c’è un passo più avanti nello stesso articolo che contiene un’affermazione che io contesto; questa: “Un accordo di massima per la prosecuzione delle pubblicazioni del Nuovo quotidiano è stato infatti raggiunto venerdì 29 agosto tra la proprietà e il Comitato di redazione del giornale, assistito dai rappresentanti sindacali dell’Associazione stampa. Consideriamo l’accordo un fatto positivo sotto il duplice profilo del risultato sindacale e del necessario pluralismo dell’informazione”.

Nessuna obiezione per “il profilo sindacale”, ciascuno avendo diritto alla tutela degli organi che si è apprestati e a cui aderisce; ma “il necessario pluralismo dell’informazione” a mio parere deve riferirsi esclusivamente all’urgenza e all’esigenza di un’informazione democratica a più voci; non invece a una informazione connotata da un avvilente rancore di gruppo; a una informazione non promozionale ma di retroguardia, alimentata da interessi partitici oscuri e gretti e da disastrosi interessi economici, contro i quali è andato (vincendo le dure barricate e le opposizioni più sconsiderate e avvilenti) proprio il voto popolare del 15 giugno.

Tale “informazione” infatti era stata promossa per bloccare attraverso l’uso manipolato dalla comunicazione ogni possibile e probabile progresso democratico, distorcendo e frastornando anche il più semplice inciso. Questo occorre dire per non dimenticarlo. Allora? Allora è vera democrazia popolare (cioè del popolo, che è sempre generoso, forte, acuto) lasciare vivere e anche prosperare queste iniziative di informazione, se esse hanno voglia e modo di vivere e di prosperare autonome; ma è anche vera democrazia, e a me sembra la più autentica, cercare di contenere e arginare questa comunicazione giustapponendo più libertà, più fantasia, più coraggio, più generosa invenzione e premura, più previdenza del futuro e più concreta aderenza alle necessità e alle richieste popolari.

Ne consegue che è democratico al modo sopraindicato augurarsi che via via vengano tolti a queste iniziative ogni spazio e consenso fino a convincerle che non hanno più ragione d’essere e che devono togliere il disturbo; sciogliersi e disperdersi. La democrazia non è un cane di San Bernardo che corre con la sua fiaschetta a soccorrere ogni acerbo alpinista in difficoltà. Vero è che ciascuno deve o dovrebbe avere diritto a pane e lavoro; ma non ad ogni pane che voglia o ad ogni lavoro che creda. A pane particolare c’è diritto particolare, vale a dire fuori di metafora non al consenso generale ma a quello più limitato e vicino di amici e di compagni di strada. Ciascuno cerchi i propri e si conti e stia quieto.

La vera libertà (è ancora la folgorante affermazione della Luxemburg) non è la mia libertà ma è la libertà del mio avversario. È da ricordarlo sempre, anche se non vale per sollecitare e giustificare un soccorso generale e indiscriminato per ogni occasione. Invece è giusto dire: ciascuno si abbia il proprio, secondo le modalità e le pratiche che si è meritato.

 

 

 

“Chi comunica che cosa e come”, l’Unità, venerdì 26 settembre 1975.

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: l’Unità
  • Anno di pubblicazione: venerdì 26 settembre 1975
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