Il famedio di Morandi

Quando ero ragazzo, cinquant’anni fa, più volte ho sentito definire il pittore Morandi, da persone colte alto-borghesi, anche altoborghesi, quello delle bottiglie. Poi è passato del tempo, parecchio tempo, prima che la città, anche la città ufficiale, si accorgesse di questo suo artista e ne sapesse valutare, almeno con approssimazione, il valore reale. Diciamo, fino al giorno della morte. Però non è stata un’esplosione, se è vero che molto poco di Morandi era stato acquisito, acquistandolo, dagli istituti comunali. Solo di recente si è avuta una grande opportunità; e poi oggi un regalo prezioso da parte della sorella. Un fortunato recupero, dunque, sulle passate disattenzioni e sui passati ritardi; tale da suggerire un giusto compiacimento ad ogni cittadino attento di questa città. Eppure, se è consentito almeno di sfiorare il problema a un non addetto ai lavori, vorrei dichiarare che per i particolari e per il complesso dell’operazione, così poi come dovrà organizzarsi nella realtà, ritengo che le argomentazioni critiche proposte da Renato Barilli nei due interventi giornalistici recentemente apparsi siano del tutto da condividere e da apprezzare; nonostante la lucida e bellissima replica di Argan (anche per l’empito della memoria). Noi abbiamo esempi continui, nella nostra storia culturale e nella nostra sinistramente sgangherata società, di emarginazioni furibonde e “totali”, di rifiuti feroci fino al fuoco reale: e di beatificazioni proliferanti, troppo spesso coatte; tanto da rendere quasi impossibile, se non dopo un’approfondita e diretta valutazione che non tutti riescono a compiere, una corretta valutazione dell’opera. Insomma, l’indifferenza o l’ammirazione sconclusionata.

Per Morandi l’ammirazione, critica, non può essere sconclusionata, è evidente; ma è pur sempre vero che la sua opera, come ogni altra opera complessiva di artisti importanti, può essere suscettibile di qualche entusiasmo minore o di qualche più cauta e coltivata riserva, sia pure parziale. Insomma, c’è sempre l’obbligo generale di mantenere la libertà per libere opinioni e per libere conclusioni. Per l’opera e per gli uomini; per l’opera e per l’uomo. Barilli ricorda la vicenda, che diede occasione a riflessioni, del libro di Arcangeli; una visitazione critica di straordinario rigore e intelligenza che era anche un atto completo o amicizia culturale; un atto, direi, d’amore (come era capace quel grande critico); e la reazione gelida del pittore. Ma io ricordo un pranzo a sei, fuori dall’arte, all’aperto, davanti alla chiesa di Monte Calvo, quindi in collina, e c’era il parroco don Ghezzi e mia moglie e mio figlio e una signora e la perpetua, con discorsi che non lasciarono illeso nessuno che tenesse il pennello in mano e che ancora vivesse. Con estrema lucidità ma con inesorabile implacabilità. Questo, semplicemente, per ripetere e rifarmi alle parole di Barilli: che sarebbe un buon servizio culturale se si tentasse, almeno in questa lieta occasione, di non congelare Morandi nel limbo dei beati, ma ci si proponesse di lasciarlo circolare con le sue opere come un artista complesso e complicato, di rigide impuntature e di acutissime scelte, anche private.

Ma Barilli continuava aggiungendo altre obiezioni di peso; e a queste soprattutto mi preme arrivare, perché toccano la situazione attuale. Non ci sono, per l’acquisizione e la tutela delle opere pittoriche nel nostro Novecento le istituzioni e le sedi deputate? E se a ciascuna donazione le amministrazioni pubbliche, le amministrazioni comunali ritenessero e decidessero di assegnare una collocazione privilegiata e privata, non si complicherebbe tutto con l’aumento degli impegni di tutela, delle sedi, del personale; esautorando d’altra parte, appunto, i luoghi appositamente deputati per queste vigili tutele? Mi sembra un’obiezione critica inoppugnabile e di grande peso; valida per questa, ma non solo per questa occasione. La collocazione in Palazzo d’Accursio, equivale come scelta del luogo, al monumento al re in piazza Maggiore (che, cambiati i tempi e gli umori, è finito senza gloria e senza storia ai Giardini Margherita, sopra uno spiazzo d’erba). Inoltre propone questo artista, e la sua opera, in una estrapolazione pretestuosa rispetto al moto e al cammino e al sommovimento dell’arte nel nostro secolo, cosi come può essere documentato, sia pure con vuoti e pieni, in una Galleria d’Arte Moderna intelligentemente diretta (dentro mille inevitabili difficoltà). Ne acquisterebbe un grande e motivato rilievo tutto il discorso critico proposto, anche in funzione d’insegnamento per occhi e curiosità giovani. È davvero la irregolare sottrazione di un’opera e di un artista al moto e al soffio della storia; alla vicinanza problematica; all’obbligo non di mescolarsi con gli altri ma di respirare con gli altri. Dopo il voluto e necessario isolamento in vita, cercato voluto e difeso in piena legittimità. Ma non più ora. E d’altra parte, se con calcolo volgare (anche se non banale) pensiamo al valore in lire di questo ben di Dio, quale impegno che a lui non spetterebbe direttamente si assume il Comune per la difesa dai furti? In un Paese dove rubano quadri in Parlamento e in ogni dove, notte e giorno, con implacabile regolarità? Questa parte dell’operazione non sembra convincente; e anche in questo ha ragione Barilli. Un artista del nostro tempo è vivo, è sempre vivo, se si può continuare a giudicarlo: ma diventa di marmo – e talvolta di marmo grezzo – se si deve soltanto acclamarlo o anche solo accettarlo, per non lasciarsi sopraffare. Perfino i classici, per fortuna, si devono leggere e rileggere di generazione in generazione, per verificare la temperatura del consenso e per tornare ad apprezzarli o altrimenti collocarli. Insomma, neanche loro devono avere e possono avere vita facile (o fama facile) per sempre. Come invece si crede.

 

(Nella foto: Giorgio Morandi).

 

Anteprima, supplemento a “L’Unità”, n. 185, 8 novembre 1991.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: Anteprima, supplemento a “l’Unità”
  • Anno di pubblicazione: n. 185, 8 novembre 1991
Letto 2526 volte Ultima modifica il Martedì, 14 Maggio 2013 13:17