I libri che contano

Succede ormai, e mi riferisco evidentemente a chi non è più tanto giovane, che la buona lettura sia un dono raro. Anche soltanto in riferimento al tempo da dedicarle. Certo, uno fuori dal giuoco e quindi con quasi l’intera giornata di nuovo a disposizione, questo tempo può ritrovarlo; può dedicare senza affanno un tempo pieno, se ne ha voglia, alla lettura: al gusto, al piacere sempre rinnovato della lettura. Posso magari sbagliarmi, ma in questi casi che, ripeto, si debbono ritenere i più frequenti e i più tipici, le scelte di lettura si rivolgono prevalentemente ai classici o agli autori recenti ma più illustrati e acclamati.

Sussiste meno l’impegno della nuova scoperta, il bisogno evidente di andare a pescare e a incontrarsi con il nuovo senza confine, senza nome, senza acclamazione. Eppure è nel mare della scrittura in atto e non ancora schedata e classificata che si possono trovare, spesse volte con una sorpresa che diventa benefica, opere scritte con meditata passione, con appassionata necessità; quindi, anche, con un risultato di scrittura, pagina dopo pagina, di eccezionale rigore e vigore. È troppo naturale dire che tutte queste opere mai, o quasi mai tranne casi particolarissimi e per nulla determinanti, si potranno trovare nelle classifiche dei libri più venduti, stilate con affrettata approssimazione settimana dopo settimana al seguito del fumo circense editoriale. Però le librerie ormai crescono a dismisura: non in quantità ma in larghezza (intendo, le già grandi); e quindi vincendo la vertigine dello spazio, penetrando in esse, sulla sfilata dei banconi o annidate in qualche scaffale non centrale, si può sempre rinvenire, come un portafoglio per terra, qualche libricino da non perdere; da dovere leggere subito; la cui lettura è essenziale. Non sapevamo che era uscito; qualche eventuale segnalazione dispersa fra mille ci era sfuggita; insomma, ce lo troviamo fra le mani, lo sfogliamo adagio, con una giusta innocente sorpresa. Nell’epoca dello spettacolo, questa comunicazione sottile, precisa, profonda, benefica; così lungimirante, va raccolta ricercandola con pazienza, inseguendola con costanza, insistendo con la speranza di non andare alla fine delusi. La lettura non può più essere una attesa passiva, l’attesa di una convinzione; ma una rinnovata e continua partecipazione di ricerca del lettore testardo, appassionato. Ben sapendo che la critica di qualsiasi specie, militante o accademica, ha le sue riserve particolari da alimentare o da custodire, che potranno servire i buoni interessi o i buoni studi ma assai poco il privato; che paragonerei a un forestiero in una città, incerto, bisognoso di aiuto e di notizie magari da un vigile cortese, al fine di potersi muovere senza smarrirsi o di poter ritornare senza troppo indugio al proprio albergo. Troppo spesso, il lettore è questo forestiero costretto a restare sotto la pioggia, un po’ smarrito, in attesa di quel vigile, in attesa di un volto cortese che non si sottragga a elargire una giusta indicazione. Bene, il libro che ho raccolto dopo avere allungato la mano è appunto quel Viaggio con l’amico di Francesco Berti Arnoaldi (editore Sellerio) di cui ho già dato un cenno alcune settimane fa.

Riprendo il filo di quel mio discorso, in quanto queste novantadue pagine di scrittura si riferiscono a un’amicizia di cuore e di pensiero fra due ragazzi in una Bologna degli anni ’43, ’44 e ’45 già sotto l’incubo dei bombardamenti, poi dell’occupazione tedesca e contemporaneamente tormentata e vivificata dalla lotta di resistere, dalla partecipata volontà di libertà nuova e vera. Erano infatti anni in cui sembrava di morire ogni giorno e di rinascere ogni giorno; di perdere qualcosa o tutto e di ritrovarlo in parte o completamente dopo ventiquattro ore. Non sono molte le pagine, almeno a mia conoscenza, che raccontino con rigore di scrittura, e dalla parte di giovani che stavano maturando, la cronaca (non voglio proprio dire storia) di quegli anni. Indicherei intanto quelle, anche precise nel dettaglio, di Telmon dedicate alla vita scolastica, alle vicende scolastiche con Pasolini. Qualche pagina di Francesco Leonetti in alcuni suoi primi libri, che dovrei andare a riscontrare. Queste di Berti Arnoaldi. Tutte, ripeto, con riferimento diretto a quegli anni – qualche anno prima, qualche anno dopo. E per palcoscenico operativo il liceo Galvani; per palcoscenico illustrativo la nostra città («questa città amata, come scrive Berti Arnoaldi, in cui coglievamo il fiorire adolescenziale della nostra amicizia». A me poi ha aggiunto emozione, in quanto i riferimenti scolastici dell’autore coincidevano con i miei, anticipati di due anni. Anch’io ero in quella scuola, ho avuto come professore Valli, come altro professore quel giovane grecista che si chiamava Rotteglia; e il termine «puttano» l’ho ascoltato in una diversa occasione. E quell’attesa degli eventi; quel lasciarci trascinare dentro poco per volta senza esitazione, frammentando le cose; «vivendo, più che una formazione, una fondazione»; partendo da una constatazione veritiera che allora pativamo senza convinzione, e cioè «che eravamo ignoranti di tutto».

Mi fermo qui ed entro nel merito di queste pagine, che si appaiano, il riferimento è di pragmatica a quelle de L’amico ritrovato di Uhlman; ma anche a un altro libretto esemplare e recentissimo di Sion Segre Amar pubblicato da «Il melangolo»: Amico mio e non della ventura. Anche questo di sole ottantanove paginette da leggere riga dopo riga.

Si stabilisce così la straordinaria continuità, nella necessità, di queste rivisitazioni della memoria; meglio, di questi scavi dentro alla memoria che ha conservato per tutelarli i grandi frammenti di vita e di esperienza umana In età giovanile. Infatti Berti Arnoaldi racconta una vicenda custodita in cuore fino alla maturità più profonda. Un’amicizia avviata sui banchi del ginnasio e del liceo, negli anni già indicati in cui «si stava avvicinando il momento in cui ci saremmo trovati soli di fronte alla scelta di ciò che si deve fare, e al rifiuto di ciò che non si deve». Il passaggio da un ingenuo e sostanzialmente innocuo patriottismo a una partecipazione all’azione sempre più consapevole e coinvolgente, fino alla battaglia e alla morte. Ed è proprio nell’andare a ricercare nella lontana Germania il luogo di detenzione e di morte dell’amico (questo straziante e meraviglioso viaggio del desiderio, del rimpianto e dell’amicizia che non si è mai spenta) l’avvio del libro; il primo abbrivio del racconto. Anzi, della trascrizione. Compiuta, come annota Galante Garrone, con spirito di umiltà e di assoluta dedizione all’amico, ucciso da un sergente delle SS, il 27 aprile del 1945, nel campo di deportazione di Flossenbürg (prima era stato arrestato, torturato in Italia per l’attività diretta nella resistenza). Ho parlato fin’ora di uomini, i sopravvissuti con i capelli bianchi. Ai giovani, queste storie e questi sentimenti e queste morti e questa città di cinquant’anni fa, come e quanto possono interessare?

Come e quanto possono servire? Il mondo allora era sconvolto tanto quanto l’attuale; in modo del tutto diverso, certamente; ma anche allora lo sconvolgimento era totale. Quindi mi provo a trascrivere una frase di Uhlman, che può o potrebbe servire per tutti questi libri; forse per tutti questi giovani che «fra i sedici e i diciotto anni uniscono in sé un’innocenza soffusa di ingenuità, una radiosa purezza di corpo e di spirito e il bisogno appassionato di una dedizione totale e disinteressata. Si tratta di una fase di breve durata che, tuttavia, per la sua stessa intensa e unicità, costituisce una delle esperienze più preziose della vita». Certo, aprendosi la strada fra la tenebra, ci possiamo arrischiare a trascrivere questa annotazione. Non lontana dalla verità, a mio parere; anzi, vera. Proprio perché così innocente e generosa, dentro lo strazio.

 

 

 

Anteprima, supplemento a “L’Unità”, n. 167, 31 maggio 1991.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: Anteprima, supplemento a “l’Unità”
  • Anno di pubblicazione: n. 167, 31 maggio 1991
Letto 2953 volte Ultima modifica il Martedì, 07 Maggio 2013 16:27