Losanghe bianche su sfondo rosa

C’è in giro un fermentare di parole, come uva appena raccolta nei tini. Spesso è una retorica verbosa e inconcludente, perfino arrogante, che toglie il respiro o la voglia di continuare ad ascoltare. Mi metto fra i cittadini che a questo proposito hanno raggiunto il colmo della sopportazione. Aggiungerei: dell’esasperazione. Vogliamo riappuntare in fretta qualcosa, per ricordarci a che punto siano? Si può fare subito. Un vice primo ministro di casa nostra, inoltre ministro della Giustizia, è tranquillo ad affermare che oggi, settembre 1991, noi politici non avevamo valutato bene fino in fondo il fiato di pericolosità della situazione in Sicilia.

Oggi, 10 settembre sempre di quest’anno non troppo lieto dopo le rapide e forse troppo fragili illusioni, un quotidiano importante, ma tanti altri lo seguono, intitola in prima pagina con particolare evidenza: “Emergenza a Milano. Mafia padrona. Il racket scheda i commercianti”, delucidando nel contesto: “nella notte qualcuno aveva sparato nove colpi di pistola contro un commissariato, quello di Scala Romana; forse un’intimidazione contro la decisione delle forze di polizia di presidiare la città con sette camper, trasformati in uffici mobili… Eppure il peggio, ammonisce il capo della polizia Parisi, non è ancora venuto… La caduta delle frontiere farà dell’Italia il ricettacolo di tutti i malviventi d’Europa. Tra due anni la situazione diventerà tragica. Si può ipotizzare che tra milioni di persone la feccia possa finire in Italia”. Questo dice, anzi afferma in lettere chiare, non un semplice funzionario ma la più alta autorità di polizia del nostro disastrato paese – che ha un panno di buona lana raccattato per via a coprirsi il corpo nudo. Ma voglio battere il chiodo riferendomi a un altro quotidiano nazionale che intitola: “Criminalità a Milano, allarme rosso… Il racket ha in mano la città”. Si badi bene, la città di Milano non il paese di Platì, non la tragica e gelida Palermo. E nel contesto del resoconto leggiamo questa perla esemplare: “Il sindaco Pillitteri non si è stupito per l’allarme di Scotti. È anche colpa nostra, ha detto; dei partiti cui probabilmente è sfuggita di mano la città”. Sì, abbiamo letto e trascritto esattamente: la capitale morale d’Italia, Milano non dalle cento torri ma dalle cento banche, è sfuggita di mano ai partiti intenti a contendersi verbosamente la carota del potere, ed è stata conquistata dal racket. Ma un bellumore autorevole del luogo lombardo, quasi a dare una ennesima conferma della genericità riflessiva che accompagna troppi personaggi ha commentato: non è mafia (all’italiana) ma delinquenza (all’americana). Un malanno importante come solo può competere a Milano; non una cosa risaputa e vecchia come i malanni noiosi di Palermo. Come si vede, un mercato assatanato e inconcludente di parole.

Adesso leggiamo in una diversa direzione, tanto da sembrare anomala nel nostro contesto, “La voce del Popolo” (titolo che farà ridere o almeno sorridere tante anime belle appena riciclate) di sabato 31 agosto. Il quotidiano è pubblicato a Fiume (il primo numero è uscito nell’ottobre del 1944, promosso dal Comitato cittadino popolare di liberazione di Fiume. Con il suo nome la testata si ricollega alla tradizione giornalistica fiumana, che aveva registrato nel 1885 la nascita del giornale italiano “La Voce del Popolo”) e questo numero recava una colonna di fondo intitolata “Quella estate tremenda” a firma di Ezio Mestrovich, che vorrei poter riportare per intero, sapendo che c’è una parte di bolognesi che ha cuore e cervello e memoria e attenzione per capire. Mi provo almeno ad assemblare: “La ricorderemo come una delle più stranite estati della nostra vita. Sotto il medesimo sole di agosto si moriva in Baranja e ci si abbronzava sulle spiagge istriane, i missili di un’Armata schizofrenica colpivano ospedali e chiese, la rappresentativa jugoslava di pallanuoto vinceva gli europei di Atene… Mentre declinava la stagione, concreto e astratto sembravano poter ancora convivere… Si viveva in un’incredibile dimensione in cui coesistevano pace e guerra, diversi poteri l’un l’altro escludenti, esecrabili massacri e fascinose vacanze crepuscolari… In quell’angolo di continente chiamato Balcani si conservava un assurdo semifreddo, un’incredibile via di mezzo. Che però minacciava ogni momento di far precipitare tutto e tutti dall’una nell’altra metà della realtà jugoslava, dai gelati sul lungomare agli orrori della guerra. Dopo di che non sarebbero stati in tanti a ricordare… Giorno dopo giorno, morto su morto, località a località, si scivola ineluttabilmente verso un punto di non ritorno, dopo il quale non potranno più esserci né gelati né bagni, ma sarà guerra ovunque e per chiunque, senza spazi per nessuna neutralità”.

Cosa c’entrano questi tragici riporti con la Bologna del crescentone? Con la Bologna del festival Pds in cui convengono le illustri firme a ragguagliarci sul prossimo futuro? Con Bologna che Sogna? Con la Bologna del già inguaiato Maifredi? C’entrano eccome, perché di questi spari sentiamo ormai l’eco portata dal vento. Sono lì, appena fuori la porta di casa e noi, credo, non possiamo più stringerci dentro a generiche attenzioni. Siamo tutti in un mare di guai, di cui non si vede la spiaggia. Però sembra che l’intera società sia, nella sostanza profonda, come congelata in una sorta di paurosa indifferenza (o rimozione). Si corre in Russia adesso, si corre in Cina, in Irak, si corre dovunque, purché si possa mercanteggiare, non importa come, non importa con chi. Si vende tutto e per buona pesa si butta sul piatto anche la propria memoria storica, il grido dei morti, la fatica di generazioni. Si accetta con fradicio entusiasmo il dettato dei vincitori, che stabiliscono presente e futuro per sempre. E tendono ad abituarci a lappare i buoni gelati industriali mentre seduti al caffè guardiamo in tivù il massacro alle porte di casa.

L’occasione di questa mia scrittura, con svariate trascrizione, è dettata dalla preoccupazione di vedere emergere troppe affrettate o interessate rimozioni, in questi giorni, di fronte non alle cose che accadono (perché ce le mostrano tutte, di sotto e di sopra, perfino nei dettagli con ignobile indifferenza) ma alla sostanza profonda ossessiva lacerante delle cose che accadono. Che richiederebbero non la nostra affrettata attenzione di spettatori sbadati ma la nostra partecipazione diretta, come partecipazione di nuovo politica, per impedire questo progressivo disastro del mondo; che può diventare anche disastro quotidiano di casa nostra; e in casa nostra. Non vorrei, e lo temo, svegliarmi a Bologna come alcuni giorni fa si sono svegliati a Milano; con le grandi meraviglie per una situazione dentro fino al collo al degrado. Perché l’Italia di questi giorni non è bella.

Per questo, dico, rifiutiamo di riempirci la bocca di parole desunte dall’ultimo convegno o dall’ultima esternazione di ministri. Non è più il tempo neppure per le ironie ottocentesche e papaline dell’intramontabile presidente del Consiglio; ma di riprendere in mano con convinzione e decisione il nostro destino di uomini civili e sociali per gli anni che vengono. Fuoriuscendo da questa situazione di vergogna generalizzata, rimettendo in giuoco coraggio morale e partecipazione attenta (che è dono, per fortuna, di tanti).

 

P.S. La ragione del titolo? L’ho ricavato da questo giornale, che dava notizia dei lavori progettati per togliere il crescentone e appiattire Piazza Maggiore, con un acciottolato così ben disposto. È certamente cosa buona spendere per il nostro abito della domenica, non prima però d’aver speso negli altri sei giorni il giusto e il dovuto per le necessità urgenti e reali della vita. Altrimenti il belletto copre soltanto i malanni di un corpo – o la avara indifferenza di un cuore.

 

(Nella foto: Un particolare del “crescentone”).

 

Anteprima, supplemento a “L’Unità”, n. 178, 20 settembre 1991.

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: Anteprima, supplemento a “l’Unità”
  • Anno di pubblicazione: n. 178, 20 settembre 1991
Letto 2938 volte Ultima modifica il Venerdì, 10 Maggio 2013 12:29