Pieve di Cento

È un paese di seimila anime, a ventisette chilometri da Bologna, fra Modena e Ferrara, appoggiato con la schiena al margine del Reno che lo separa dalla foscoliana Cento. Quando c’era ancora la canapa stava quasi sprofondato fra il verde e odorava come un mucchio di mele; mentre oggi, intorno, i campi sono lucidi e piatti e le fabbrichette sono tante. Ma anche se la canapa è scomparsa e tutti hanno la macchina, il paese si è difeso bene e ha difeso con orgoglio culturale la sua storia (dato che col suo nome è già segnato in un documento del 1207).

Case sparpagliate da gonfiarlo e farlo scoppiare non ce ne sono; è evidente invece la compostezza urbanistica e le opere messe in atto col fine preciso di un rispetto, come dire?, attivo alla propria identità sociale. Così il viaggiatore seguirà il fervore ammirevole con cui si provvede al restauro del patrimonio urbanistico, soprattutto per lo stimolo di un’amministrazione comunale molto giovane, che è riuscita ad avviare un tale movimento di fatti e di proposte che oggi, la Pieve, si può definire una piccola Atene emiliana.

Coi suoi portici, la casa degli Anziani del 1272 ancora abitata, la casa Panini del Trecento, l’antica farmacia dell’Immacolata, le quattro “porte” fra cui quella d’Asia appena restaurata; con il delizioso teatrino della metà del Settecento, messo al primo piano del palazzo Comunale; con l’archivio notarile che è un misurato e ricuperato gioiello da godere; per finire alla sede della Partecipanza Agraria. È forse intorno a questo Istituto risalente al 1460 che si è mantenuto compatto il tessuto sociale del paese. Per visitarlo, le scuole e i privati possono telefonare a Maurizio Garuti, al Centro Culturale Ramponi (051-975533).

Da Filizôn, in via Garibaldi, si potrà gustare il vero bollito misto della campagna bolognese e ascoltare il racconto delle gare di velocità fra piccioni viaggiatori che dalla Calabria o dalla Jugoslavia a volo radente bevendo in corsa ritornano nella colombaia sopra casa. Filizôn ne ha più di duecento. Nei giorni di gara i pievesi, a testa in su e col cronometro in mano, ne aspettano l’arrivo prima che cali il sole. Dico che è un paese da conoscere.

 

 

 L'Espresso, 14 febbraio 1982.

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: L’Espresso
  • Anno di pubblicazione: 14 febbraio 1982
Letto 3615 volte Ultima modifica il Martedì, 30 Aprile 2013 12:59