Piccolo dubbio di un viandante

Un prospetto, garbato, diffuso in ogni dove (come deve essere per la buona informazione), dà notizia che a Palazzo Pepoli Campogrande è aperta, dal 27 settembre al 10 novembre, una esposizione di oltre 240 opere del pittore Alberto Burri; eseguite tra il 1945 e il 1991. Burri è considerato dalla critica internazionale un grande pittore ed è appena il caso di annotare che questa esposizione, oltre onorare lui fa un po’ di onore anche a Bologna. Ma io posso solo guardare, ammirare e tacere; non avrei obiettivamente alcuna altra delega per prolungare il discorso. D’altra parte la spinta a queste poche righe è un’altra e deve, anzi vuole prescindere da Burri e da questa mostra importante.

Sul prospetto a cui ho fatto riferimento all’inizio, infatti, ho visto stampata l’indicazione che la mostra è stata realizzata – con il contributo, cioè con il contributo finanziario, di Unipol Assi­curazioni, Unipol Finanziaria, Unintesa Servizi Finanziari, Banec Banca dell’Economia Cooperativa – dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna. Ed è stato questo a sorprendermi (sor­prendere me, poco e male informato in queste questioni; ma come credo potranno esserlo altri cittadini o utenti del servizio, secondo la dizione sociologica in corso); perché Burri è autore tutt’ora per fortuna vivo e attivo; e perché a Bologna, con spese ed impegni, è in funzione una Galleria di Arte Moderna, che dovrebbe essere deputata a gestire e disbrigare con autorità tutto ciò che d’importante ha riferimento all’arte contemporanea.

La mia è soltanto una necessità di riordinare le idee; e mi proporrei lo stesso piccolo dubbio (che un esperto forse potrebbe chiarirmi in due parole) se per fare un esempio la Galleria di Arte Moderna avesse provveduto all’allestimento e alla gestione della mostra del Guercino.

Questi scambi di posto (di funzione) corrispondono a vincoli pratici reali, per le varie necessità degli sponsor? Sono loro a determinare scelte e collocazioni? Quindi le mostre importanti, non importa quali, si possono realizzare solo se si può contare su determinati canali finanziari e non di altri?

Il problema, comunque, non è da poco; perché, vista dal di fuori, sembra essere in atto una discreta confusione; dato che ormai è norma ineludibile la gestione della comunicazione artistica attraverso operazioni anche complesse collegate alla finanza; la quale nonostante i casti sorrisi non regala niente a nessuno e vuole sempre tutto e subito, come si sa; e se sostiene il proprio candido e culturale disinteresse mente fino all’osso. Dà, invece, a chi garantisce o può garantire il maggiore e più rapido rientro d’immagine; semmai, anche il più prolungato nel tempo. Ma la Galleria di Arte Moderna non può garantire anch’essa ciò?

Se questo è vero, i prossimi anni vedranno ancora una accentuata contaminazione e mescolanza delle istituzioni ufficiali? Rimescolamento di carte, per procedere a una più contorta o complicata o diversificata sistemazione degli apparati del potere di gestione e orga­nizzazione artistica nazionale?

Un cittadino, reso momentaneamente dubbioso da questa contraddizione che gli sembra non marginale (dubbio, ripeto, collegato alla propria inesperienza) se lo chiede. Non come fiato perso del pensiero ma come incertezza vera.

 

 

 

Carte d’Arte, anno IV, n. 7, settembre 1991.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: Carte d’Arte
  • Anno di pubblicazione: anno IV, n. 7, settembre 1991
Letto 2706 volte Ultima modifica il Venerdì, 08 Marzo 2013 17:12