Nel bosco con il machete

Sì, certamente verranno tempi migliori, ma intanto questi sono i tempi peggiori. Un susseguirsi di tempi peggiori, fanno di questi tempi i tempi peggiori. Poi ne verranno di migliori, o che tali ci sembreranno (a noi, affaticati dal lungo aspettare). Peggiori, in riferimento alle speranze, che devono sempre albergare nell’uovo della nostra vita, e agli autentici bisogni, che ci feriscono sempre le mani (fino a farle sanguinare).

Fino ad ora, con il beneplacito di una opposizione autenticamente becera, composta da galline starnazzaznti e da capponi tromboni o da mezzecalzette dallo stinco bucato, abbiamo alleggerito le nostre singole o private coscienze (adornate dal narcisismo più squisito) e le nostre smanie quotidiane, delegando al cavaliere infame la causa, o le cause di questo non apparente ma reale e potente sfascio delle cose.

 

Ex-partecipanti della così detta ex-sinistra, noi tutti, molto convinti, siamo angelicati da una nascita fortunata di luce. Mai trafitti da errori vistosi. Sempre ben disposti anche se inquieti a risalire l’albero della verità cosparso di olio. Sicché siamo vittoriosamente pronti e disposti a coprire con lucida intelligenza i vistosi buchi neri scavati nel corso del malcelato governo del cavaliere infame e dalla sua così detta cricca. Mentre noi, perdio! cricca non siamo! Noi siamo candidi come il sapone di Marsiglia, come il latte appena munto, come il gelato di limone. E governeremo alla grande! Quando parliamo, cantiamo. Ma invece che opposizione abbiamo messo in atto? Grida smodate, inconsistenti, stolide nel loro complesso e nella profonda sostanza. Ad esempio: Berlusconi dimettiti! Il grido di battaglia elargito fino all’ossessione sulle piazze d’Italia (mi scuso: sulle piazze del Paese) per lucida intuizione di Bersani. Ci siamo reciprocamente assordati mentre i cavaliere è ancora lì. Da quasi vent’anni. Lo addentiamo e addentiamo, ma non gli mordiamo a sangue neppure una chiappa.

 

Guardare Bologna. Improponibile, quasi inguardabile. L’inclita austera città è affannata, greve. Cento candidati, se ne smarrisce perfino il nome. Cento programmi. Non c’è nulla che commuova le idee. Parole, parole, parole.

I tortuosi viscidi discorsi intorbidano fino alla nausea il nostro sistema di comunicazione e di conduzione politica e governativa. Di chi è mai la responsabilità diretta di tutto ciò? La nostra endemica carenza di lucido (e sano) realismo. L’ossessiva esasperazione verbale. La mancanza di lealtà nei sentimenti. La generica faciloneria vociante. La “porca” retorica, intessuta senza regole.

Vedere e controllare l’attuale vociferante percorso delle celebrazioni risorgimentali. Dati ed episodi, tutti desunti, a livello verticistico celebrativo, attraverso indicazioni di internet, perciò gelidi trasandati, quasi tutti uguali.

Nessuna emozione di scoperte, di riesame autentico, di ricerche di verità, di novità (ripeto) storiche.

I bischeri restano bischeri, i grandi uomini ampollosi di medaglie sferrazzanti sul petto restano lì nel marmo, neppure sfiorati dal tempo.

 

Finito il trambusto, i giovani non avranno capito ancora niente di utile e duraturo di quegli anni tremendi. Qualche dato labile, qualche ombra di volto.

 

Bologna, che lentamente sprofonda (un po’ come le sue due torri) è lì, anzi è qui, pronta e lacrimosa a testimoniare l’empia volgarità del momento. Passerà! Ma quando? E con chi? Con le ombre che sciorinano da Roma?

Siamo affannati (ripeto) e affamati di verità, di buona giustizia.

Di parole vere, che vanno mantenute.

La vanità impera.

Intanto Berlusconi, dentro questo mare di oppio, dura.

Chi lo sostituirà? Fini, Bocchino, Bersani, la Bindi?

Di Vaio, Valentino Rossi, Alonso? La banda Osiris? Celentano?

L’Italia s’è desta? Si desterà? Ma come, quando, dove?

Come utente di una libera scheda elettorale, ho un cumulo vistoso di anni sulle spalle, ma ho anche sulle spalle, ben stretto, il sacco delle speranze vitali. Delle attese vitali.

Il nuovo, il buono si devono aspettare, devono venire. Certo, devono venire! Se avremo l’impazienza di aspettare. Bisogna esercitare questa impazienza.

 

 

Foglio degli Eremiti, n. 14, 11 maggio 2011

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su fogli volanti
  • Testata: Foglio degli Eremiti
  • Anno di pubblicazione: n. 14, 11 maggio 2011
Letto 3079 volte Ultima modifica il Venerdì, 01 Febbraio 2013 17:20