Lo specchio. Domande a Roberto Roversi

1. Lo specchio dice sempre la verità?

Sì!… No!

 

2. L’azione dello specchiarsi, a meno di non essere troppo Narciso, corrisponde al passaggio dalla soggettività all’oggettività. Allo specchio guarda se medesimo o l’altro da sé, ossia il mondo?

Direi, più realisticamente il passaggio dalla soggettività alla necessità. Allo specchio, io per esempio, mi avvicino e guardo per farmi la barba. [Per radermi].

 

3. Personalmente, usa più lo specchio per vanità o per emendamento?

Per vanità non è il caso (vecchio come sono). Sì, forse, per emendamento; quale è quello di togliermi un fruscolo sulla punta del naso.

 

4. L’identità individuale si costruisce oppure si scopre allo specchio?

L’identità? Scherziamo? Allo specchio si è sempre in compagnia, in due, in tre, alle volte in quattro. E si esce perfino fuori dalla finestra.

 

5. Specchiarsi è anche un’azione di riflessione su se stessi: l’immagine allo specchio corrisponde con precisione all’immagine interiore che ha di sé? Specchiandosi, ha mai scoperto lati del suo carattere nascosti?

Eh, sì! Quanti ne ho scoperti. Ogni giorno (ad ogni barba) scoprivo un carattere nuovo. Tanti che dopo mille barbe non so più bene chi io sia. Se uomo o donna, o vecchio e fringuello. Ecco, davanti allo specchio mi piacerebbe cantare.

 

6. Quali sono i rapporti che vive come maggiormente speculari? Quelli di coppia, di amicizia o di lavoro?

L’amicizia, senz’altro. L’amicizia presuppone sempre di avere la propria immagine davanti che si muove e si agita per correre fra le braccia di alcuno (o di alcune). O per sentire una manata forte sulla spalla. Tale magari da frantumare il vetro speculare e far apparire vivo e vero il rosso del cuore.

 

7. Usando la metafora di poesia come specchio del mondo, lei usa la poesia per conoscere le cose o per riflettere le cose?

La poesia? Non so bene, non so. Cos’è? Dov’è? Io leggo, ho letto molti poeti e a metà gli uni sedevano immobili davanti allo specchio, fissando fissi, e muovendo soltanto una matita sulla carta che si riempiva di segni. Altri, senza specchio e altro, crepavano travolti dall’orrido della vita o uccisi dalla impietosa volgarità  degli uomini che non hanno spirito.

 

8. Continuando la metafora di poesia come specchio, lei la usa come autoritratto o per cogliere l’altro da sé?

Spengo il bottone della luce su questa metafora, non sapendo.

 

9. Lo specchio è strumento di moltiplicazione del mondo: potendo, cosa vorrebbe moltiplicare? La sua identità? Gli oggetti materiali?

Beh, siamo matti? Non ne basta uno, che neanche più riesce a salire le scale a due a due?

 

10. Inseguendo la “myse en abyme”, la riflessione della riflessione, “la pensée de la pensée”, dove si arriva?

Al fondo dello specchio, là dove non ci sono più specchi, e si sbatte la testa contro il muro. Contro un muro.

 

11. Lo specchio è strumento erotico per eccellenza perché esteriorizza e rende oggettivo il nostro immaginario, versione privata del cinema o della fotografia. Preferite l’immagine pensata o riflessa?

Sempre più l’immagine pensata. Pensata cento volte. Riflessa cosa vuol dire? Un’ombra contro il muro?

 

12. La virtualizzazione mediatica sta impregnando sempre di più il mondo di simulazioni. Oggi, è più vero ciò che è reale o la sua immagine?

Oggi la verità della vita – che è la vera realtà – è o può essere solo custodita in un privato segretissimo, armato fino ai denti per la difesa. Tutto ciò, invece, che ci circonda è invenzione del diavolo, sua eterna farina; oppure è la voce delle sirene per ogni Ulisse che tenti una qualche libera traversata sul mare.

 

13. Se fosse possibile separarsi dalla propria immagine, preferirebbe che ad invecchiare fosse l’immagine allo specchio, come nel caso di “Dorian Gray”?

Mi piace invecchiare con Roberto Roversi, vecchio assai ma affatto stanco di invecchiare. Tutto il resto è retorica, o paglia al vento.

 

14. Ha mai la tentazione di rompere lo specchio? Lo vede come liberazione dalla propria immagine oppure teme i classici sette anni di guai?

No, ne ho uno un po’ grande, appoggiato al muro, che viene da mia nonna, da una casa di campagna. Su questo specchio vedo spesso, come un leggero affascinante appannamento, trapassare l’alito di qualche antenato vissuto sui campi. Erano intrepidi i vecchi, un tempo. Questo specchio può essere rotto soltanto da un terremoto che anche me travolga.

 

15. Ha mai la sensazione di arrampicarsi sugli specchi?

No, neanche questo. Ci sono i gradini, per salire. E io non ho altra aspirazione che raggiungere la porta di casa. Una casa d’affitto. Amen

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Autore: Nene Grignaffini
  • Tipologia di testo: intervista
  • Anno di pubblicazione: 1999
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