Introduzione

Marisa Zoni è ape che vola e si ristora dentro alla ricerca del sole (“il sogno si allarga come un affresco / e io mi metto a camminarci dentro”); ma è anche vespa paziente che, sia pure indorata, punge, trafigge prima di tornare al suo volo (“Violentano in / quattro una ragazza / il suo corpo si / schiaccia con l’anima / che schizza in scaglie / come un cervello / sotto un sasso…”). Ha la tenerezza, scrivendo, di chi ama il mondo tutto intero e si contenta con umiltà di guardarlo aspettando le viole – per poi goderlo anche solo per il profumo. Ha la perseveranza di aspettare le stagioni senza modificare nell’attesa la speranza; però unisce nelle occasioni dovute la rabbia, con una certa durezza implacabile e costante. Questo segno rosso poco si vede alla luce ma è ben mescolato al suo sangue di buona scrittura, perché appartiene a chi ripugna dai guasti dolorosi drammatici del nostro destino quotidiano – che acquista sempre più violenza e in ogni occasione si dispone a instaurare, fra rose e viole del giusto poetare, un combattimento di sentimenti senza esclusione di colpi, e a dare conto o resoconto di questo spettacolo al fondo atroce; e di perseguirlo, dichiararlo, anche soltanto irriderlo per cercare di cancellarlo. Questo suo pungolo acuto è come avvolto, ripeto, anzi è racchiuso dentro alla lucida leggerezza di versi spesso brevi, di ritmica rapidità. Quasi un suono scandito di campana, sulla pianura, che avverta di un incendio. Appunti precisi, in successione, di ogni male vile o feroce che può offendere il buon diritto alla vita. La sua poesia è dunque un confronto senza sosta fra il desiderio di mantenere preservare difendere la bellezza residua di un ordine naturale che è anche desiderio di giustizia dentro le cose e, dall’altra parte, con il male imperversante che non intende acquietarsi. Così disponendosi nella lettura si può intendere, a mio parere, la disposizione dei testi di Marisa Zoni come confluenti in un unico corso di fiume, dove le parole una per una possono diventare acute forme di ghiaccio – e ferire, come si deve.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: prefazioni / postfazioni
  • Testata: Come un metallo o un tamburo, di Marisa Zoni
  • Editore: Piero Manni
  • Anno di pubblicazione: 1999
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