Trenta poesie

1. Pollock.

2. Cummings che dice io porto il tuo cuore nel mio cuore.

3. Miles Davis settimane fa in un palazzetto dello sport.

4. Una canzone dei Beatles.

5. Tre testi di Brecht:

il primo In Polonia nel Trentanove una grande battaglia ci fu;

il secondo è questo Rispondendo a una domanda sulla patria K. aveva detto: Posso patire la fame dovunque;

il terzo infine: Mangia e bevi mi dicono

e sii contento d’averne.

6. I pensieri di alcuni bambini.

7. Il discorso di Fidel detto e ridetto

fino a che il disco invece di parlare dà un fischio.

8. L’ultima orazione di Castro sul Che.

9. Incollare le pagine o tagliare le pagine

spegnere il lume o abbassarlo e la notte può essere inverno

afferrato un fucile da caccia uccidere un ladro

seduti davanti alla porta vedere sgozzare il maiale.

10. Parlare a un sordo.

11. Le ultime poesie di Hoelderlin Scardanelli.

12. La ruota del mulino

la ruota del suo mulino

la pialla del suo falegname

la voce del suo mugnaio che batte il grembiale e guarda

[le anatre nuotare.

13. La pioggia taglia le mani e i capelli

io io io…

14. Il riso del padrone chiude con violenza una porta.

15. Le parole dei poveri.

Nascere e camminare.

Caro Certa scrivo da Bologna a te

che scrivi a Breznev dalla Sicilia

ma io ti chiedo:

Breznev, questo Breznev chi è?

16. Un altro farà una strada più breve

noi dobbiamo andare in salita.

17. Non dico le parole che amo

solo le parole che ricordo.

18. Con mio padre parlavo alla sera

quando tornavamo tutti e due dalla città.

19. Un manovale che si è impiccato in carcere

è seppellito per pubblica carità.

20. Dicono gli industriali giapponesi

la scelta è fra quantità e qualità,

correggono i tedeschi la scelta

è qualità e quantità.

21. Ma nelle città industriali i gatti impazziscono

i bimbi nascono deformi, i genitori

si vergognano dei figli, li nascondono ai vicini.

Caro Certa ci rivolgiamo entrambi a un mittente,

io da Bologna tu dalla Sicilia.

22. Siamo qua per mostrarvi

le terribili conseguenze di un inquinamento

per le acque di scarico della CISSO

una società che minacciò rivalse contro i pescatori.

23. La fabbrica dopo una lunga lotta fu trasferita

ma un bel giorno per vendicarsi si è ritirata

dall’industria del carbone.

24. Tutte le travature smantellate

quelli abbastanza giovani

sono andati lontano a cercare lavoro.

Partenza anche dell’ultima famiglia.

25. Uno fu ingaggiato come specialista di esplosivi

in una ditta che scava gallerie e strade

ma alla fine del primo giorno

si fece rapinatore

e dopo una settimana era morto.

26. Caro Certa il futuro si apre ogni giorno e ci brucia la mano

così un lebbroso appena guarito dal male

non può essere felice

come in un giorno di carnevale.

27. Né la poesia può parlare

può solo tacere in un grande silenzio

il potere è potere

la poesia che parla fa male.

28. La felicità è inutile

la libertà è verità

la verità è difficile.

Breznev chi è?

29. Mandel’stam, Pilniak, Olesa, Babel o la signora

Cvetàeva

parlano guardano in silenzio, camminano per la pianura.

Si avvicinano. Ascoltano. Discorrono con noi.

Raccolgono la neve.

30. Io qua guardo due capre che si dissanguano

dentro l’ombra degli elicotteri.

Siamo ormai nel duemila.

Spartire le cose pescate è un atto di giustizia

così come seppellire i morti.

Ma il potere è ancora potere soltanto.

 

 

 (Pubblicata successivamente in Le descrizioni in atto, I quaderni de Lo spartivento n. 1, 1 maggio 1990, come CINQUANTACINQUESIMA DESCRIZIONE IN ATTO)

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: poesie in altre pubblicazioni
  • Testata: Lettera a Leonida Breznev, di Rolando Certa
  • Editore: Edizioni «Impegno 70»
  • Anno di pubblicazione: 1976
Letto 3500 volte Ultima modifica il Martedì, 05 Febbraio 2013 11:22