Fermati, ragazzo, e ascolta…

Precipitevole cadde la sventura.

Bologna fu di nuovo infranta.

Macerie. Sì, le antiche macerie.

Le urla. Sì, le antiche urla.

Il pianto. Il fumo. Polvere. La gola bruciava.

Precipizio di morte.

Delitto è dimenticare.

L’oblio tremendo tiranno

splendido donatore di uova d’oro

lascia calare i giorni fra le dita

sabbia di mare

nulla si trattiene

tutto fra gelido pianto è dimenticato.

No! Custodire le voci i pianti le grida le paure gli affanni

soldati delle verità con le armi in pugno

urla non compiante come il primo vento dell’estate

ma ascoltate ascoltate ascoltate.

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Fermatevi ragazzo e ragazza lasciate cadere lo zaino

davanti alla sala buia dove ordinati siedono i morti.

Guardate, ascoltate, prego, vi invito.

Voi che siete nel fiore degli anni e per morire c’è tempo.

Fermate il passo sedete vicino

ascoltate le voci e il respiro di quel giorno tremendo.

Sedete ascoltate

e la notte della storia si illuminerà di parole.

Fermatevi sedete ascoltate

i morti non piangono parlano.

I morti sono vivi e raccontano la loro vita turbata

da un fulmine di fuoco

perché nulla mai vada perduto

e tu ragazzo tu ragazza agile frettolosa

tu balda come una rosa appena fiorita

sappiate chi erano chi sono chi saranno

quelli che siedono a voi vicino

trafitti da un destino di morte.

Addio non per sempre. Addio. Ritorniamo. Sedete.

Ascoltate. Parlate. Non tacete.

 

 

 

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: poesie in altre pubblicazioni
  • Testata: La strage dei trent’anni, di Andrea Paolella
  • Editore: Clueb
  • Anno di pubblicazione: 2010
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