Prospetto delle riviste letterarie nell’ultimo decennio: Momenti

MOMENTI. Rivista di poesia [dal N.° 6; prima: Notizie di poesia; dal N.° 15-16: Rivista di poesia e cultura; dal N.° 17: Poesia e cultura]. Bimestrale.

Torino; tip. Quartara. Nuova serie, n. I: settembre 1951. Ultimo numero uscito: 18, giugno 1954 [con questo la rivista ha cessato le sue pubblicazioni]. Fascicoli di pp. 48-54; mm. 236x164; copertina bianca, poi con figure, poi con «editoriali».

[Nel n. 18] Dir. Renzo Giacheri. Redattori: Gino Baglio, Vincenzo De Rosa, Adolfo Diana, Ascanio Dumontel, Vittore Fiore, Giorgio Ognibene, Giuseppe Picardi, Michele Rio, Emilio Tumminelli, Giuseppe Zanella.

 

L’atteggiamento dei giovani che si raccolsero attorno a Momenti fu polemico contro la vecchia poesia, e i suoi maggiori, o più reputati, artefici; ma facendo valere questa esigenza in una forma a volte ossessiva; mentre si dichiaravano per il realismo, non interpretato però come ortodossia ideologica al marxismo, ma come unica tendenza valida della poesia italiana del dopoguerra.

Si capisce che un simile tentativo di immettere nuovi contenuti nella poesia avrebbe richiesto nello stesso tempo, e almeno con altrettanta attenzione, un nuovo linguaggio, non allusivo e sfuggente. Diciamo allora che l’opera di poesia mostrava al contrario una estrema fragilità e improvvisazione morale; una carica affettiva per i contenuti vivificata quasi sempre artatamente; una curiosità generosa ma quasi torbida piuttosto che un serio impegno a riconoscere gli uomini nella loro condizione; spesso un oscillare alla ricerca di pretesti. Troppi componimenti venivano offerti, per lo più senza evidenza, scanditi in un modo estemporaneo, dissolvendosi in un populismo di maniera, retorico ed extrapoetico; oppure gravati da una prosasticità gonfia e non illuminante.

Simili a futuristi rovesciati, i poeti di Momenti addentavano la realtà, tentando di convincere (e di sorprendere) con la monotonia dei temi urlati, mentre invero li levigavano in una uniformità solo apparentemente drammatica e da nuovo mondo. Erano tentativi per lo più soltanto rischiosi, e generici, senza individualità, e non erano ricerche determinate da sollecitazioni autentiche e consapevoli.

Tale monotonia (già indicata da altri, e più autorevolmente) limita anche il peso delle pagine critiche, che volevano preparare una collaterale poetica.

Pare a noi che questi scrittori e poeti avrebbero piuttosto dovuto imporsi esplicitamente un ricupero morale, che valesse come riprova della serietà delle loro idee, e nello stesso tempo chiarimento della loro scelta politica, sempre presente e sempre elusa; limitandosi peraltro a un minimo di enunciazioni programmatiche, ma precise. C’è invece un’ambiguità, in questa rivista, che dipende dalla contraddizione fra un’apparente forza polemica, più volte esibita, e una insufficiente solidità umana e teorica. Un punto di vistosa debolezza si potrebbe identificare in una certa ostentazione di aver violentemente rinunciato all’educazione e alla cultura di origine borghese, con i limiti e le illusioni in esse contenute (nonostante alcune riserve, o concessioni, qua e là reperibili nelle pagine dei vari fascicoli) per un immaturo e rapido calarsi, con avida impazienza, in una diversa realtà, troppo drammatica e bruciante per essere assorbita così facilmente. Una esegesi lessicale dei testi poetici prodotti dalla rivista potrebbe illustrare questa asserzione.

Il nostro tempo e, soprattutto, la nostra generazione non ha paura delle accademie; chiede misura, fermezza, chiarezza; non può accettare, né ascoltare senza fastidio, che si riproponga gridando una sorta di neo-romanticismo (di maniera).

Tutti quelli che, per la loro posizione culturale (e noi fra essi) potevano essere meglio disposti e benevoli verso una simile iniziativa, ne sono stati più sinceramente delusi e amareggiati, come di un’occasione perduta. Tuttavia segniamo all’attivo dei giovani di Momenti la fondamentale onestà delle intenzioni, e l’impeto con cui hanno sostenuto per primi la necessità di un rinnovamento.

La nuova rivista Situazione da poco apparsa (n. 1: gennaio-febbraio 1955) intende essere, come è scritto nell’editoriale, esattamente la continuazione di Momenti. Noi ci ripromettiamo di esaminare come e fino a che punto l’esperienza già compiuta abbia giovato e giovi al nuovo lavoro.

 

 

 

Officina, n. 2, luglio 1955.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su riviste
  • Testata: Officina
  • Anno di pubblicazione: n. 2, luglio 1955
Letto 7321 volte Ultima modifica il Venerdì, 29 Marzo 2013 10:53