L’obbligo della commozione

Rimando alla prossima volta la continuazione del discorso sugli “aggettivi”. Oggi scrivo dall’Abruzzo; questa dunque è una lettera dall’Abruzzo, con ancora una breve premessa che riepiloga. È in atto un rapidissimo adattamento nei modi della domanda e dell’offerta nel mercato della comunicazione; spesse volte è proprio la “richiesta che non subisce il ricatto dell’offerta, ma con la propria pressione modifica e perfino rovescia o comunque condiziona l’offerta stessa”. Il contrasto in atto non è più fronte a fronte, ma appare un astuto cadenzato orpello di mutui sorrisi, dentro al quale tutti fingono soddisfazione. Ma la soddisfazione non c’è, in quanto la durata e i modi della richiesta sono nevrotici e imprevedibili quindi non più identificabili in mappa.

C’è irritazione e molta preoccupazione in giro e anche un cercare, ricercare, prevedere e modificare all’insegna della instabilità. Proprio in questi tempi si sono ammorbidite (non modificate nella sostanza) le maschere di pietra dei centri decisionali della comunicazione e dei correlati centri d’invenzione pubblicitaria; i quattrini non corrono più a fiumi e non basta più un sedere a mettere in orbita una campagna pubblicitaria. C’è la tendenza a raccogliere i sentimenti primari, a un ricupero di ciò che era stato accantonato come ovvio, invecchiato, inutile. È la conferma che bisogna cercare di conservare sempre qualcosa nel cassetto e che “il nuovo a tutti i costi” è solo uno slogan e che “largo ai giovani” è una proposta semplicistica e sciocca (e troppo interessata) che i giovani per primi respingono.

Questa è una lettera dall’Abruzzo. La città è Teramo, il giorno è d’inverno grigio, con nevischio, non si vedono le montagne intorno e nemmeno il rilievo duro del Gran Sasso. È sera, le luci sono accese, la piccola città pare tuttavia viva. Sono le 17,30 e siedo davanti a un televisore; inginocchiati intorno alcuni ragazzini di scuola media, nelle seggiole altre persone. Assistiamo alla seduta del Consiglio comunale trasmessa via cavo da TV Teramo. Ho in mano un foglio giallo su cui sono stampati i programmi dal 26 gennaio all’1 febbraio e leggo: lunedì 26 gennaio, ore 17,30 in diretta consiglio comunale, ore 20,30 Videonotizie, ore 20,40 Ciak, ore 20,45 Fiume pietrificato, documentario. Martedì 27 gennaio: 17,30 in diretta Consiglio comunale, ore 19,45 la TV dei ragazzi, ore 20,30 Videonotizie, ore 20,45 Telezoom – periodico di attualità, ore 21,45 film. Mercoledì 28 gennaio: ore 17,30 in diretta Consiglio comunale, ore 20,30 Videonotizie, ore 20,40 Ciak, ore 20,45 incontro di calcio Sangiovannese-Teramo. Giovedì 29 gennaio: ore 17,30 in diretta consiglio comunale ecc. ecc.

Oggi è lunedì 26 e sappiamo dalle parole del sindaco che la seduta sarà dedicata alla commemorazione del senatore comunista Luigi “Tom” Di Paolantonio, morto prematuramente, figura centrale nella vita politica abruzzese; militante della Resistenza, sindacalista alla testa delle grandi battaglie contadine e operaie del Vomano e del Fucino e dirigente fra l’altro delle Camere del Lavoro di Pescara e di Teramo. La telecamera inquadrando le facce dell’intero Consiglio, una per una, ci dà il segno di un’attenzione, di una serietà di impegno e di una commozione molto significative, mentre si svolge una seduta comunale in un modo che vorremmo fosse sempre raggiungibile. Mi accorgo che tutti ascoltano attenti, anche i ragazzini che ho qui vicino, gli interventi che esprimendo un sentimento autentico, commemorano un avversario generoso e manifestano ammirazione lontana da qualsiasi retorica; mentre le cose fatte riemergono con una attualità e una presa sentimentale molto suggestive.

È senz’altro confortante che in una cittadina italiana, in questi giorni così problematici, si esercitino il dibattito politico a questo livello e si utilizzi l’esercizio della democrazia in questo modo consapevole e approfondito. La Resistenza, le aspre lotte contadine e operaie in un Abruzzo dimenticato per anni in braccio a una dura conservazione erano ricordate come un fuoco ancora vivo della memoria; e come un privilegio riconosciuto erano assegnate principalmente a questo combattente comunista. La dignità di fare e di lottare, l’ammirazione meritata sul campo; la democrazia intesa come esercizio quotidiano delle proprie idee nel confronto con l’avversario e mai come sopraffazione e violenza; questo insieme di norme e di doti erano recepiti come esempi da stringere in mano.

I giovani ascoltatori erano attenti e partecipi, senza che nessuno li costringesse a restare e ad ascoltare. Sceglievano di assistere all’esercizio della democrazia perché quel modo e quel linguaggi li convincevano; i ragazzi, come noi d’altra parte, erano interessati per libera scelta; non avevano l’obbligo della commozione. La loro commozione e la loro attenzione erano un diritto. Quattrocento chilometri da Bologna, una regione zeppa di problemi, continua l’emigrazione. Eppure poche persone hanno voluto e saputo avviare questa TV che sarà pure gestita in qualche modo e anche con qualche interesse (soprattutto di parte), ma che tuttavia ha saputo proporre questo stupendo momento di democrazia esercitata, più importante di cento pagine illustrate. E l’ha proposto mentre l’azione si compiva, a giovani spettatori, dentro le loro case.

Concludo: e Bologna? Anche Bologna non deve avere e alla svelta questo servizio? Anche Bologna non deve voler distribuire i suoi alti e continui momenti di pratica comunale? Senza la preoccupazione di catturare divi da far venire da fuorivia, basterebbero una stanza poche apparecchiature di base, quattro operai e quattro studenti del DAMS con libertà di fare, di cercare, di informare.

Aggiunto: il colore sarà la prossima meta di TV Teramo, in Abruzzo.

 

 

 

“Chi comunica che cosa e come”, l’Unità, venerdì 30 gennaio 1976.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: l’Unità
  • Anno di pubblicazione: venerdì 30 gennaio 1976
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