Una settimana di aggettivi

Entro subito in merito. Sono cinque i quotidiani che, tranne il lunedì, escono con una o più pagine dedicate alla cronaca di Bologna: l’Unità, Avanti!, Il Resto del Carlino, Avvenire, Il Popolo, ma Avvenire e Il Popolo con notizie schematiche di partito o generali in chiave polemica e quindi marginali o inutili al nostro assunto. Da un riscontro voluto e compiuto sulla pagina di cronaca bolognese di questi giornali, da giovedì 8 gennaio a martedì 13, ho potuto fare rilievi che si sovrappongono magari confermandoli o ribattendoli ad altri enunciati da precedenti controlli; e che io esemplifico in alcuni riferimenti.

Il quotidiano di Monti ha la cronaca del ricco: molto leggibile, non tanto perché c’è “tutta”, ma perché è offerta in modo da soddisfare le varie forme di richiesta di un pubblico affamato (la drammatizzazione, la concitazione calcolata, la rapidità di intervento e di dati originali proposti per sollecitare e mantenere in orbita la curiosità un po’ perfida del lettore medio); dall’intitolazione esplicativa al testo, che contiene il necessario dettaglio, la notizia è sempre, o quasi sempre, accompagnata da fotografie di movimento, quindi scene vive e non soltanto facce sfuocate tolte dalla carta d’identità.

Bene. Giovedì 8 gennaio la notizia “principale” è così riferita da l’Unità: “In gruppo tentano di violentare inglesina sedicenne”; dall’Avanti!: “Violentata da un giovane ha tentato il suicidio”; da Il Resto del Carlino: “Quattro giovani in prigione per un ‘giro’ di minorenni”. L’ordine di esattezza del titolo in riferimento all’episodio è, a mio parere, ribaltabile, in quanto Il Carlino in un flash dà la conclusione esplicativa, l’Avanti! definisce l’elemento “tragico” di partenza; l’Unità propone l’antefatto, che però costringe a leggere il resoconto della cronaca per poter disporre dei dati d’insieme. Ancora: l’Unità dà la notizia in 123 righe, titolo su due colonne e usando nel contesto 19 aggettivi; l’Avanti! la dà in 120 righe, titolo su quattro colonne, usando 24 aggettivi; Il Resto del Carlino si serve di 139 righe, titolo su cinque colonne con 43 aggettivi nel contesto ed una fotografia che apre e lega il racconto.

Ma voglio aggiungere che l’Avanti! ha una cronaca nervosa, molto sollecitante a volte, in quanto ha affondi improvvisi dentro la notizia; l’Unità ha una cronaca distaccata, seria; convince perché non è manipolata, ma non soddisfa del tutto per una certa “incompletezza” organica di cui parlerò avanti.

Proseguendo, a me pare che l’aggettivazione del Carlino, ad esempio, sia al servizio di una abile ricerca di progressione drammatica, di escalation narrativa, appoggiata tutta al fatto e alla fotografia del fatto (e, in questo episodio, della villa in cui e accaduto e che permette di visualizzare oltre che ascoltare il racconto, quasi in una immediata sovrapposizione televisiva): villa isolata, giovani spensierati, incaute giovinette, il solito bar alla moda, una delle ragazzine rosa dal dubbio, i primi discreti interrogatori, l’immancabile ricovero, accuse infamanti, le celle anguste di San Giovanni in Monte, giovane spavaldo, serate vuote di noia, grosse auto con i portasci, l’intransigente veto dei genitori, drammatica conclusione con il sonnifero, indagine serrata, le denunce precise, ecc.

L’Unità, invece, dà un resoconto che raccoglie gli elementi di fondo: gravissime accuse, grave episodio, forte dose di pillole, disperata ha ingerito, i genitori allarmati, estremo oltraggio, strenua resistenza, gravi denunce, pesante castello di imputazioni.

Per completare il quadro annoto che nei tre quotidiani l’intera pagina di cronaca, in cui era riportata la notizia, è così organizzata: l’Unità ha dodici titoli con otto aggettivi; l’Avanti! quindici titoli con cinque aggettivi; Il Resto del Carlino, otto titoli con due aggettivi.

Il giorno seguente, venerdì 9 gennaio, l’Unità: “Accecato dall’ira infierisce sull’amica a colpi di bottiglia” (titolo su quattro colonne, 117 righe di cronaca, tredici aggettivi nel contesto, due fotografie da carta d’identità); Avvenire: “Massacra l’amante a colpi di bottiglia” (titolo su cinque colonne, 105 righe di cronaca, quattordici aggettivi, una fotografia su tre colonne); Avanti!:Ferisce l’amante a bottigliate” (titolo su tre colonne, 75 righe di testo, quattro aggettivi, nessuna fotografia); Il Resto del Carlino: “Tenta a colpi di bottiglia di uccidere l’amante sui colli” (titolo su cinque colonne, 232 righe di testo, ventisette aggettivi, quattro fotografie che direi cinematografiche). Aggiungo che l’antefatto, cioè la descrizione della vita ingarbugliata dei protagonisti e le ragioni sociologiche che possono far cogliere con esattezza i termini di un’azione violenta e tragica (che non può consumarsi in se stessa) si colgono in modo più diretto e chiaro nei resoconti del Carlino e dell’Avanti!

Ho altro materiale per proseguire il discorso: adesso – e sempre col desiderio di portare qualche sasso alle verifiche ed ai riscontri che dobbiamo via via proporci di fare – dico che nel contesto delle pagine dedicate da l’Unità alla cronaca locale, la trama delle notizie può essere allargata, ed intanto con un raffronto ed un contributo fotografico originale, che mi sembra ormai indispensabile. D’altra parte, qua, la cronaca è stretta fra il cumulo delle “notizie interne” non sempre interamente decifrabili da un lettore non militante, ed un riordino nella organizzazione di questa comunicazione e nella scaletta delle necessità a me parrebbe proprio urgente. Inoltre ho avuto ed ho ancora l’impressione che nei riferimenti della cronaca “spicciola”, anche se insanguinata, si allinei una forma di indifferenza o di insofferenza alimentata da una rigidità moralistica; come se fosse molto meglio non parlare di queste cose proprio perché sono queste cose, ma dato che queste accadono e sangue c’è, allora è meglio riferire ed intervenire con serietà ma senza aggiunte. Naturalmente bene, se questo salva la semplicità del servizio giornalistico; ma convinti che i delitti dei singoli sono il portato dei delitti di tutti e delle obiettive condizioni e situazioni sociali in cui tutti siamo calati, allora la persistente ed approfondita lettura in controluce dei fatti della nostra cronaca violenta è necessaria, direi è indispensabile. Ricordiamoci che Il Resto del Carlino usa, correttamente la fotografia come un fumetto o come un “momento” televisivo, dato che questi due linguaggi sono ormai pertinenti al linguaggio specifico dell’informazione ad ogni livello.

Concluderò in altra occasione sull’uso dell’aggettivazione nei titoli di testa e sulla riverifica quantitativa degli aggettivi nel contesto della notizia; che sono una spia di altri pregi o difetti. E dirò anche quanto sia urgente, a mio parere, il ricupero o la invenzione di neologismi per allestire un discorso ed un rapporto più aperto.

 

 

 

“Chi comunica che cosa e come”, l’Unità, venerdì 23 gennaio 1976.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: l’Unità
  • Anno di pubblicazione: venerdì 23 gennaio 1976
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