Malalbergo

Sabato, primo pomeriggio, mese di maggio. Il cielo, anche qua a Bologna, ha spazzato via la polvere gessosa che la pianura soffia in alto durante l’inverno e che si stampa come un calco fra le nuvole arroventate dal primo sole. Così si può andare, per una strada piatta e a ghirigori, verso Malalbergo, un paese sdraiato lungo la statale, al confine delle provincie di Bologna e Ferrara.

Più vicino a Ferrara (otto chilometri circa); più lontano da Bologna (circa venticinque chilometri).

È molto antico anche se adesso è tutto nuovo; con 6103 abitanti (erano cinquemila al censimento del ’71) che sono pendolari o addetti alla coltivazione intensiva dell’asparago, di cui in maggio si fa la sagra, qui e ad Altedo – un paesone più popolato e più ricco, lontano un tiro di schioppo.

Malalbergo, dentro a questa pianura liscia come un lenzuolo (una volta era acqua e terra da qui fino al mare), si trovano ancora miracolosamente intatti (ma fino a quando?) circa settanta ettari di terreno splendido, silenzioso, ancora incantato nel suo fulgore e nel suo rigore millenario. Parlo della tenuta “La Comune”, usata esclusivamente dal ricchissimo proprietario per riserva di caccia (e, in questo caso, fortunatamente). Dell’antica zona valliva – nella quale un tempo si coltivava il riso e oggi, dentro a questi limiti e forse ancora per poco, l’erbasala (il quadrello) con cui si impagliano i fiaschi e le sedie – conserva una varietà eccezionale di alberi, piante, uccelli, animali (piccoli animali) d’acqua.

I canali si snodano fra siepi di canne che si aprono all’improvviso in slarghi intorno ai quali sostano gli uccelli più belli e più rari: dai trampolieri, alle sgarze ciuffetto, all’airone bianco, ai cavalieri d’Italia – che sono ormai in estinzione. Il luogo si può girare con l’aiuto di un custode bravissimo, informato e paziente. Dovrebbero andarci soprattutto le scuole, perché lì c’è da imparare più che su un libro aperto. Si può telefonare all’Ufficio Cultura del Comune (055/872011) chiedendo dell’assessore Franco Ghedini o di Fulvio De Nigris, che dirige il nuovissimo Centro Culturale polivalente, molto bello e appena ultimato. Ci sono anche due ottimi ristoranti, con autentiche specialità.

 

 

 

«L’Espresso», 27 giugno 1982.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: L’Espresso
  • Anno di pubblicazione: 27 giugno 1982
Letto 2587 volte Ultima modifica il Giovedì, 02 Maggio 2013 16:10