Dialoghetto e doglianze

I. ‒ Ti interroghi e ti dai le risposte…

‒ Che male c’è? Così, so le domande; se mi aggradano do le relative risposte… Anzi, mi do solo le domande che mi aggradano, con rapidità e semplicità mi allungo le risposte.

‒ Sei diventato matto? Ti credevo una persona almeno seria.

‒ E invece sono un giullare. Ai vecchi, talvolta, si concedono bizzarrie. Sono gli ultimi fuochi.

‒ Ma non quelli per turlupinare il lettore.

‒ C’è malizia anche nella tua dizione… hai detto lettore, non lettori.

‒ Intanto, quanti anni hai?

‒ Novantasette primavere mi gravano sulle spalle.

‒ Sono un bel po’. Avrai girato mezzo mondo, Parigi, Londra Washington, Berlino, Varsavia, Pechino, Cipro, Empoli, Borgotaro!

‒ Solo Bologna città ho avuto sotto i piedi, Portici, portici a non finire, due torricole e poi le solite tre T… Ma una volta, con le grandi nevicate e le grandi nebbiate che la rendevano simile a Londra…

‒ Lascia la nebbia, parliamo di oggi.

‒ Oggi mi dà rabbia e un rancore diffuso.

‒ Ti ho letto qualche volta. In passato mi sembravi tutto zucchero e cannella.

‒ Perché il caffè era buono. Adesso la città è grigia sporca e scema.

‒ Scemo sarai tu… Sei irritante.

‒ Sarò questo e quello ma intanto è scema, nonostante l’alma university.

‒ A me sembra colta e compita… Forse sei incattivito perché non ti hanno proposto per sindaco?

‒ Sono amareggiato , con la vita ormai quasi consumata, perché vedo riproporsi, intatte, le vecchie manfrine… Grande bella buona savia indomita? È commissariata come una delle più deplorevoli cittadine preda di mafie, e invece di mettersi le mani nei capelli e di disporsi, sul serio, ad affrontare i drammatici problemi che la sovrastano vedo diffondersi un clima da carnevale e ripetere tali e quali i riboboli del recente passato. Arriva Cofferati e tutti ad esultare e applaudire come fosse arrivato il papa. Il quale Cofferati subito ammonisce che amministrerà la dotta parlando con tutti, insinuandosi democraticamente in ogni pertugio e abbiamo visto come è andata a finire. Nel clima di esultanza incipriata di questi giorni abbiamo letto, a proposito del commissario mandato da Roma (fortunatamente una signora, con un’ottima storia professionale, alla quale si augura buon lavoro) le solite scipite invenzioni linguistiche, definendola fra l’altro lady di ferro; mentre basterebbe ricordare, per sudare freddo, che di ferro era ritenuta, e non solo in Italia, pochi decenni fa, Bologna; sì, Bologna; declinante oggi come la torre superstite detta Garisenda. La signora, esperta e convinta, non presti troppa attenzione al brusio delle gazzette e al tremito ridanzuolo dei politici ecc. ma si attesti intanto in guerra contro il brusio dei costruttori e di quanti si dispongono ad aggredire, zolla per zolla, questi luoghi già tartassati dal mattone, tanto che fra trent’anni al massimo non ci sarà neanche spazio per far pisciare i cani. Altro che metropoli in Europa!

‒ Speriamo bene?

‒ Speriamo bene!

 

Appendice con ovvio ma indispensabile riepilogo di tutte le “doglianze”

II. I poteri forti hanno trasformato un Paese (il nostro) degno di essere amato e di essere vissuto studiato abitato visitato, in un luogo debilitato e debilitante, con periferie immonde (basterebbe, a mortificante verifica, il confronto con quelle degli altri Paesi europei, così come si vedono spesso in tv nelle riprese dall’alto nel corso delle tappe dei vari giri ciclistici nazionali); trasandatezza cemento mattoni capannoni abbandonati in ogni luogo possibile; continui e irridenti condoni a proteggere ogni ciurmeria; nessuna legalità veramente imposta, nessuna colpa grave giustamente punita. Avvampa il sentimento di una desolazione morale e di una solitudine individuale (nonostante lo sfarzo superficiale in atto) che ha ammorbato anche i centri che dovrebbero essere colonne portanti del buon vivere e del giusto operare, come tv e gazzette, in bilico fra scatenamenti mediatici e ossessioni politiche, sicché parlano di tutto, in un marasma comunicativo ossessionante. Terremoti slavine crolli alluvioni costantemente incombenti, perché il territorio è masticato dalla speculazione e dall’arbitrio con quotidiano furore. I rappezzi sono frettolosi e generici (per lo più), mentre il lucro dei manipolatori è incredibilmente alto. Si progettano in continuazione grandi opere, si tralasciano le correzioni più semplici e urgenti. Venti anni fa (o forse più) l’Italia era fra le prime sei nazioni industrializzate del mondo in settori della più raffinata tecnologia, adesso siamo scomparsi e progressivamente le nostre industrie vengono spente come candele. Venderebbero anche gli Uffizi per far quadrare, per un momento, i bilanci sbilenchi. Adesso c’è solo da non dormire, da non rassegnarsi, da contrastare. Certo, gente soda e perbene ce ne è ancora. E questa è salvezza.

 

III. Come ulteriore drammatico ammonimento di una natura che ha ancora la pazienza di avvertire: è scomparsa del tutto la nebbia in Val Padana. Poi: Haiti, Cile, l’Aquila, Messina. Poi: moria di pesci a Rio de Janeiro. Poi…

 

IV. Senatori a vita. Geni della finanza. Padri della patria. Sui giornali del 18 febbraio 2010: «Una rogatoria chiesta dalla procura di Milano, potrebbe svelare l’ultima verità sul tesoro di Gianni Agnelli. Un patrimonio da favola, tra gli 800 e i 900 milioni di euro, che sarebbe ancora celato in una decina di conti di alcune banche di Zurigo, Basilea e Ginevra. Sono queste le notizie clamorose che emergono ecc. ecc.».

 

 

Foglio degli Eremiti, n. 2, 17 marzo 2010

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su fogli volanti
  • Testata: Foglio degli Eremiti
  • Anno di pubblicazione: n. 2, 17 marzo 2010
Letto 2762 volte Ultima modifica il Venerdì, 01 Febbraio 2013 14:49