L’orso è fra le pere
Girando gli occhi intorno, per cercare di trovare, o di scoprire (se possibile) qualche appiglio fra questo marasma di segni, di voci, di gesti, di suoni e di gambe, si ha la conferma ripetuta e drammatica (drammaticamente sconvolgente) che il mondo attuale o, meglio, la società attuale così come è configurata, nel suo complesso, non solo è scatenata volgare ossessionante, ibrida in un suo forsennato dinamismo, equivoco e troppo spesso incontrollabile ma è, in contrapposizione con la ragione di fondo, confusa (è confusa), in una presunzione devastante.
Ripetiamo: il male si mescola al bene in misura assolutamente ineguale, la verità (supposta) è preda della menzogna reale; il cittadino si sente, si vede (ed è) travolto da queste ondate sovrapposte implacabili. Sentiamo che il nostro futuro è nelle mani, gelide, di mediocrissimi gestori che hanno davvero l’unico scopo di cavarsi vicendevolmente la sedia da sotto le natiche nella speranza acida e maligna di vedere l’avversario stramazzare a terra, indifferenti al pubblico interesse. Nelle nostre plaghe, intanto, i quotidiani spettacoli sono mortificanti.
Elenco affanni detti e ridetti, condivisi da parecchi ma che, a dirli soltanto, portano poco lontano. Ci vuole ben altro in questa foresta di belve. Tartassata dai nostri avidi denti adesso la natura si risente con dispetto e fa guasti a dismisura, non lasciando tregua: i mari ribollono e s’alzano, i ghiacciai dileguano, si inaridiscono le pianure e le piogge sono più improvvise, spietate. I conventi ormai deserti diventano alberghi, i linguaggi si disperdono, scompaiono animali e foreste, i fiumi si impregnano di veleni.
Il quadro è straziante. E noi, gente che non vuole essere travolta, come provvediamo? Come arginiamo? Dobbiamo stare attenti e non soltanto pensierosi o lacrimosi, ma ben disposti a intervenire (contro), allungando mani e braccia, testa e cuore.
Cominciando con il privilegiare i pochissimi riferimenti ancora utili, rifiutando tutti gli altri, i gestori dello spettacolo di questo mondo. Cominciando, inoltre, a instaurare dei paragoni di controllo, utili per non sbagliare o deviare. Falcone o Di Pietro? Pintor o D’Alema? Rinascita (settimanale) o il vuoto d’oggi? L’Espresso degli anni settanta o la sua tiritera annoiante e spenta dei giorni che corrono? De Gasperi, Dossetti o Casini? De Felice o Travaglio? Gramsci o Bersani?
Serriamo le file, scancelliamo (cancelliamo) nomi e riferimenti negativi, ripuliamo la mente dal guano della memoria, disponiamoci sul campo. Bisogna ricominciare a vivere senza piangere e senza pascerci di risate immonde, di formulazioni serali non frequentabili. Anche noi abbiamo sbavato i percorsi. Contiamo gli spiccioli in tasca nostra… e via di nuovo!
Il titolo? La prossima volta…
Foglio degli Eremiti, n. 1, febbraio 2010
Informazioni aggiuntive
- Tipologia di testo: articoli su fogli volanti
- Testata: Foglio degli Eremiti
- Anno di pubblicazione: n. 1, febbraio 2010


