Una nota

Questo è un libro fortemente, duramente costruito. Direi di più: voluto con una costanza, una insistenza alte; drammatiche. E tali esse si riverberano nei testi, che si muovono come grandi arazzi smossi dal vento. Arazzi in cui il colore delle cose, la sostanza cromatica, ha il sopravvento sul segno (il disegno) circolare che vorrebbe invece, le cose, radunarle e qualche volta circoscriverle. Come il lettore avrà già letto, Maurizi ha specificato ogni cosa, in margine ai suoi testi. Li ha annotati e, in fine, li ha chiosati con un puntiglio e una sottigliezza fuori dalle norme. Sembra quasi che non si voglia accontentare in alcun caso; e si proponga di proliferare in immaginazioni critiche e in cautele minuziose per prolungare il rapporto col proprio testo oltre ogni conclusione; e contemporaneamente, per non lasciare niente di intentato in questa sua proposta «totale», rivolta al lettore.

Chiamato a confrontarsi con il terrestre accadimento attraverso considerazioni (in verso e in prosa) luminose, interferite da saette del dubbio; da stati inquieti teneramente assaporati; o da umori scontrosi (o tetri umori) che il peso reale della vita incrina di piccole zaffate di zolfo; una sofferta tensione per toccare la pienezza vitale dal di dentro di maceranti mortificazioni, o di contraddizioni che non lasciano pace.

Eppure il libro, complessivamente, non è buio; non dà dolore. Il dolore, l’autore l’assomma alla sostanza delle cose, e lo consuma – talvolta splendidamente, talvolta drammaticamente – in questo suo prolungato «dettato» che non intende sottrarsi a nulla e niente sottrarre, radunando ogni sentimento, ogni situazione e ogni considerazione.

È raro trovare un libro così compatto in questo senso; che si sviluppi secondo una progressione «cauta», nella selezione rigorosa dei dati da fissare e da comunicare. Benché parli di sé, Maurizi a me pare che abbia il coraggio di non rendersi, o proporsi, protagonista di un dramma dell’esistenza; ma che, al contrario, all’interno di una ricerca del linguaggio, li rinnova con una continua verità.

Così è davvero confermata l’affermazione di pagina 86: la poesia, nella sua concretezza verificabile, si sottrae al novero delle pratiche illusorie. Me l’ero già annotato; torno adesso a condividerlo.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: prefazioni / postfazioni
  • Testata: Idi, di Giovanni Maurizi
  • Editore: Tipografia Brunella
  • Anno di pubblicazione: 1985 (350 copie numerate)
Letto 2664 volte Ultima modifica il Lunedì, 11 Marzo 2013 11:08