L’Italia è sotto la neve. Cerchiamo di rendere utili noi stessi
Si prepara a Bologna un meeting politico in piazza Santo Stefano per il pomeriggio del giorno 4 giugno. I lettori de il manifesto sono stati informati da una notizia abbastanza dettagliata. Adesso, e nei prossimi giorni, i termini di questa azione andranno stabiliti e controllati al fine di raggiungere una conclusione con qualche utile risultato. Ma in questa sede mi preme soprattutto discutere ancora un po’ i termini generali di questo progetto, che è appoggiato da molti ma da parecchi è anche criticato.
Vediamo in due parole, per l’esattezza, di calcolare i consensi. Ritengono giusto, anzi ritengono tempestivo questo proposito se si considera la noiosità e l’ovvietà di tanti, di troppi comizi; di tante, di troppe, tavole rotonde a più voci; di tanti, di troppi incontri televisivi con o senza le gazzette preopinanti. Di tante parole al vento. Badando anche alla patologica mancanza di un linguaggio politico aggiornato; e alla assegnazione senza grinta stampata sulla faccia di quasi tutti i candidati. Dicono: adesso è giusto, anzi necessario, mettere in moto qualche forma diversa di incontro, che permetta non tanto di parlare ma di discutere gli uni con gli altri e che metta a contatto diretto, senza altre interferenze, quelli che fanno politica con i cittadini che la subiscono; e che dia finalmente non solo la prima ma anche l’ultima parola alla gente comune, costringendo il personaggio ufficiale, se è presente, a tacere o a difendersi o a prendere non tanto appunti ma impegni precisi su domande precise. Però non solo questo, aggiungono. È altrettanto importante che fianco a fianco sulla stessa pedana rialzata, e in mezzo alla gente, ci stiano la sinistra storica (i rappresentanti della sinistra storica), e i gruppi della sinistra extraparlamentare. Così gli uni potranno – se ci riescono – e col conforto di una udienza allargata, rovesciare tutte le possibili obiezioni appoggiandole a ogni genere di argomentazione – purché restino sulle cose; gli altri dovranno aggiungere altri elementi alte linee del programmi concreti e completi già esibiti, allargandoli magari o modificandoli con altri problemi che premono. Droga, sesso, casa, università, anziani: nessuno potrà scherzare né eludere la sostanza, se pungolati dalla necessità della gente partecipante, che ha bisogno di ascoltare verità vera avendo delle necessità urgenti; spesso terribili.
Ma, come no detto, c’è chi è contrario; e niente gli va bene. Alcuni dicono così: io non voto proprio, sono schifato di tutto, non vedo perché adesso dovrei lasciarmi coinvolgere da questa manfrina solo spettacolare. Gente o non gente, saranno i partiti tradizionali alla fine a ricucirsi addosso la stoffa migliore e in vista proprio delle imminenti elezioni; agli altri resterà il regalo di un fazzoletto che basta per soffiarsi il naso. E poi: sarà naturale che il Pci si mangi la torta più grossa visto che c’è in mezzo. Sono marpioni furbissimi; e sentono sul collo il fiato delle elezioni: gruppi di opinione, centri culturali, raggruppamenti politici minoritari; capiterà come sempre; gli prestano un orecchio il giorno prima del voto e chiudono ogni pertugio il giorno seguente, quando i giuochi sono stati fatti. E vanno avanti a modo loro con un arrivederci al prossimo quadriennio.
A questo punto io vorrei ribattere che il gruppo di queste obiezioni anche se ha qualche ragione di vero è troppo parcellizzato e non concede realisticamente alcun aggancio colle necessità urgenti della gente. Mi sembra un poco più «utile» l’altra obiezione formulata così; ci pare che un incontro di questo tipo, tre giorni avanti l’8 giugno non debba restare limitato in se stesso, e non abbia speranza di crescere, di servire, di ribaltare le trentennali esperienze di un potere che non vuole cedere il campo ed è abituato a concedersi e a prestarsi solo in certe occasioni e a determinate condizioni. A noi, alla fine, che cosa resterebbe di diverso del solito?
Tuttavia dal mio punto di vista c’è un errore da una parte di queste obiezioni e dall’altra. A mio parere una verità che sia utile sta nel mezzo e sarebbe quella che dice all’incirca così: smettiamola per il momento di scendere in campo per attribuire in giro fra noi solo e soltanto insolenze o insoddisfazioni, cerchiamo invece di rendere utili noi stessi, per il rispetto che si deve alla gente, definendo meglio le cose e aggredendo i problemi specifici da più parti per arrivare a soluzioni una volta tanto di fondo. Cerchiamo di usare finalmente in un modo attivo anche questa scadenza col proposito fermo che questo modo di incontrarsi non resti un episodio ma diventi una necessità periodica, per tutti. Che ci sia, insomma, dopo una prima (elezione) anche un dopo. Sappiamo bene che l’Italia è sepolta sotto la neve: ma proprio nel radunare i problemi, nell’avvicinarli alla gente e nel discuterli con la gente si concorre al rafforzamento della democrazia. Oggi abbiamo bisogno di tutto e di tutti; questa è dunque una buona ragione e una buona occasione per cercare obiettivamente di aggiungere qualche stimolo nuovo e mordente all’aggregazione invece di concorrere a produrre un dissenso male organizzato, che è vuota lacerazione.
il manifesto, 30 maggio 1980.
Informazioni aggiuntive
- Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
- Testata: il manifesto
- Anno di pubblicazione: 30 maggio 1980


