Sondaggi editoriali o “manipolazione”? (I)

Il 1° novembre è uscito Tuttolibri che è, come dice il titolo, un settimanale d’informazione libraria, cioè delle novità librarie edito da La Stampa di Torino (e più avanti potremmo fare anche un raffronto con la Quinzaine litteraire che si stampa a Parigi). Già nel n. 1 sono pubblicate 21 recensioni, 200 note bibliografiche, 40 schede; nel secondo fascicolo, in edicola l’8 novembre, le recensioni sono 19, le note bibliografiche 200, le schede 56. Parleremo poi anche di questo, ma intanto, nell’editoriale d’apertura, a firma Arrigo Levi, è scritto: “Tuttolibri è un settimanale di tipo nuovo per un Paese che cambia. Vi sono in Italia masse crescenti di lettori di libri. Perfino in questo periodo di grave crisi è continuata la forte espansione nella vendita di opere di ogni genere. Gli italiani leggono sempre di più…”. Tre giorni dopo, l’11 novembre (martedì) a pagina 5 del quotidiano Il giorno, con un titolo su tre colonne e con la firma di Mario Guidotti, è pubblicato un articolo intitolato “I risultati di un sondaggio-inchiesta: perché leggiamo così poco (e male)”, nel quale fra l’altro si afferma: “Nel 50 per cento delle case italiane non esistono libri, nel 20 si possono trovare non più di 50 libri e soltanto nel restante 30 per cento più di 50 libri; a tutt’oggi soltanto 6 milioni di italiani comprano un giornale (e in Italia si pubblicano 88 quotidiani, 15 pomeridiani, 4 sportivi, 3 in lingua straniera; di questi 88, 49 nell’Italia settentrionale, 25 nell’Italia centrale, 7 nell’Italia meridionale e 7 nell’Italia insulare”. Prego di tenere a mente le cifre.

Per cercare altri appigli e nuove precisazioni in riferimento a una situazione in atto che appare subito così contrastante e contestata, continuo a riferirmi in breve a un’altra fonte; precisamente all’indagine ISEGI “Radiografia dell’Italia che legge” patrocinata da Il Corriere della sera su un campione di 26.397 persone e le cui conclusioni furono pubblicate il 26 giugno 1974 a pagina 4 dello stesso quotidiano. Ecco, sulla base di dati precisi in tabella, una prima conclusione cavata da un contesto molto più articolato, e che chiunque può andare a leggere: “Vediamoli da vicino questi dati e le loro implicazioni. In un giorno medio si stampano, in Italia, sei milioni e mezzo di copie di giornale che sono lette da sedici milioni di persone. Ma se si allarga il numero ad un concetto più lato di abituabilità di lettura, i lettori di uno o più quotidiani risultano essere ventiquattro milioni, cioè più della metà adulta considerata nell’inchiesta”. A questo punto per parte mia concludo a una maturata opinione più volte riaffermata, e cioè sul preciso e convinto uso mistificatorio (manipolazione) di ogni genere di indagine generica o specifica, o sondaggio d’opinione; sull’impegno responsabile delle parti in causa, vale a dire dei gestori del potere della comunicazione, di creare continuamente una confusione calcolata di deduzioni, obiettivi, programmi, in modo che essi possono secondo comodo gridare vittoria vittoria o altrimenti aiuto aiuto; tutto secondo l’utile.

Così ognuno ha ragione su tutto e tutti hanno ragione su niente. Dobbiamo accontentarci o rassegnarci, secondo la volontà del potere, a stagnare in questo continuo stato confusionale di cifre e somme. Il fatto è che la confusione, se non contraddetta, permette la più articolata delle manomissioni; sia nella direzione della cultura sia in quella economica.

Proprio in aggiunta alle varie notizie riportate, a questo vorrei per un momento tornare indietro e riferirmi a un interessante e poco conosciuto opuscolo stampato a Milano nel 1906 in trentotto pagine, dal titolo: “I libri più letti dal popolo italiano; primi risultati della inchiesta promossa dalla Società bibliografica italiana”. I gestori di questa organica indagine statistica sulla lettura in Italia dovevano intanto riconoscere ad apertura di pagina che il nostro Paese è “quasi alla coda di tutti per la mancanza di informazioni statistiche sicure sul movimento intellettuale”. Ma nonostante questa ormai incancrenita mancanza, determinata dalla ottusa inerzia burocratica e dall’indifferenza o vile della classe dirigente, di lì ricaviamo almeno alcuni dati che permettono di arrivare alla solita confortevole conclusione: che il popolo ha sempre risposto a ogni iniziativa editoriale quando l’interesse dell’opera e il prezzo dei volumi fossero a lui pertinenti.

(continua)

 

 

 

“Chi comunica che cosa”, l’Unità, venerdì 14 novembre 1975.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: articoli su quotidiani, settimanali e mensili
  • Testata: l’Unità
  • Anno di pubblicazione: venerdì 14 novembre 1975
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