La gentile signora (IV)

unica passione vedere

sull’asfalto passare il giro d’italia

e parlare di Napoleone.

Il vento fra i raggi ascoltare

le gomme sibilare

brillare la luce delle nuvole sulle maglie dei ciclisti

poveri cristi bagnati di sudore.

Chi non ascolta o non vede

è vile.

Prima della guerra. Poi

in battaglia ha tutto scordato.

Abbassate la testa gridavano

se non volete morire

non dite neanche una parola

perché non è bello morire a vent’anni

lasciare l’ombra della vita sotto un albero bruciato

 

È stato Marco il primo

caduto dopo un combattimento di mezz’ora

come un falco pellegrino

è rimasto per terra col suo fucile in mano

bianco come un bambino

avanti non s’andava

dietro non c’era ragione

per lui neanche una lacrima

a battaglia appena cominciata

fra i soldati del plotone

 

Ricordi?

Ricordo.

IL ROSSO FIUME DI SANGUE PER LE PIANURE D’EUROPA

i cieli neri

le città spaccate con il pietrisco sul petto

e poi da mare a mare

spiaggia contro spiaggia

 

dialetto contro dialetto

urlo contro urlo

la guerra dove passa lascia il segno

QUELLO CHE HO VISTO NON LO AUGURO NEMMENO A UN CANE

la guerra cavallo infuriato che disarciona un bambino

la pace

la pace piuma che sfiora la brace sotto il camino

e via vola

La guerra resta sola

 

tu muori soldato e resta come prima

il mondo

hai combattuto meglio di venti cavalieri inglesi

con scudo corazza e cavallo ferrato

oggi hai fatto un buon onore alla bandiera

ma sei morto soldato il fucile

arrugginisce vicino alla radice del pioppo sbancato.

Soldato soldato

questa voce di tromba è un saluto.

Nel fango mentre cade la sera

e la notte è senza confine

ascolta la voce che chiama il tuo nome

intanto la vita si allontana

e la miseria della guerra non ha fine

 

guerra guerra guerra solo guerra si vede si sente si tocca

come il fango in bocca

piccole stelle feroci piccole ali

rosse di fuoco là

nella pianura

dove corre infuriato il vento nero della paura e

c’è guerra la guerra. Ancora c’è guerra. La guerra

 

dopo tanto combattimento

tutti ci ha circondati il nemico

respirava con il tuono

così mi hanno fregato

adesso prigioniero

è un regalo per il giorno di

natale

la guerra è forse finita

la mia pelle di leone

cara la devono pagare se la vogliono indossare

 

quando arrivato sul colle della collina

si vede la città

la vedo così vicina che mi sento

il fiato sul collo

c’è poco da scherzare

quasi niente da guardare oltre quella visione

solo aspettare d’ammazzare

come se al posto della città crescesse un bosco

con dentro lupo zanzara il leone

che ti mangiano in un boccone e

lì si fa a gara

a chi riesce sul campo più cattivo.

Ah la guerra non è bella

fa dolere forte

cambia le carte in tavola

vince sempre la morte

 

mi ricordo mi ricordo la ragazza che conoscevo

veniva da…

lunghe strade salpava

andavamo la tenevo per mano

parlava un dialetto italiano. Ah, guardavo ascoltavo

conosceva anche un poco l’inglese.

Mi sono partito lei è restata

ma chi va per soldato

presto dimenticato

non è passato neanche un giorno

che in mia compagnia tenevo per mano

solo il fucile e così via.

Intorno

fin dal principio

nebbia fucileria

 

Verrò con te dice la gentile signora

lei non scherza mai, neanche una volta, una.

Come di pane il soldato ha bisogno di buona fortuna

che cali dal sole improvvisa dentro la nebbia più fitta

che il fulmine non acciechi il telemetro o la bocca

del cannone

che il nemico si disponga a dormire profondo

mentre la compagnia è in piedi per partire

combattimento vicino.

Erba alta alberi pieni di foglie

filari di uva lionza sentieri ghiaiosi

covoni gialli di grano

stormi di uccelli che non dormono mai

sono amici al soldato

mai abbandonato anche dai cespugli dei conigli di selva.

Il soldato impara come tastare il terreno con le mani

sa dove tira il vento dove gira la tempesta

sa che radi saranno i giorni festa

anzi la festa è finita

sa che adesso questa

è la sua vita

 

ero un bravo giovane

per questo posso parlare

il vino rosso per me non è un mestiere

non il giuoco di carte non la droga

solo nei libri scavano la mia terra

i poeti una speranza sola.

Adesso la ricevuta sapienza dove conduce?

non al silenzio miniato della stanza

ma al grasso da spalmare sul fucile

alla grappa succhiata da un barile

che puzza di morte e fa ubriacare.

Dunque la buona sorte

non la danno i leoni dentro i libri

Socrate doveva morire tre volte

di veleno di ferro poi impiccato

perché come si vede

poco niente agli uomini ha insegnato

 

 

 

ilfilorosso, anno XVIII, n. 34, gennaio-giugno 2003.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: poesie pubblicate in quotidiani o riviste
  • Testata: ilfilorosso
  • Anno di pubblicazione: anno XVIII, n. 34, gennaio-giugno 2003
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