La gentile signora (I)

La gentile signora1 (brogliaccio di appunti non di guerra ma sulla guerra)

 

oh il bellissimo ombrello

bianco che la

bomba Enola Gay

disegna

nell’azzurro senza fine

 

cadono bruciando inebriati

di luce gli uccelli

 

freddo cala di sera

 

il dio della morte scalzo

comincia a danzare

tuonando

 

la GUERRA è un inferno buono

per chi non ha paura d’arrostire –

non conosce sole o inverno

regala piume tiepide

nel vento si avvolge appena

e il soldato può se vuole

invitare a un pranzo o a una cena

perfino il colonnello, il generale –

cosa c’è nella vita di più bello?

cosa di meno male?

mai si rischia in GUERRA di morire

e se una volta è capitato

mai più potrà avvenire

è il dieci d’aprile serrare le file

si va all’assalto con la paura

che puzza in gola come pelle di vacca –

il fiume della vita si è seccato –

forse fra pietra e pietra

un pezzo di terra raccoglierà

il nostro corpo sbracato

 

anche il mortaio è una buona cosa

lucido leggero spara e non fa quasi rumore

il colpo non si vede

dove è andato è un mistero –

forse in un cimitero di povere ossa

su un cespuglio di rose vicino a una ragazza

sulla schiena di un cavallo albino

sull’elmetto di un soldato che corre –

la gentile signora non fa distinzione

fra rose cavalli ossa soldato o

un intero plotone

 

tombe di vecchi soldati –

ammantato di stelle dell’Orsa un cielo notturno

è notte

il signore della malasorte luci

e farfalle inghiotte

senza torcere le labbra

i suoi silenzi di rabbia

lasciano peste nera sulla spalla

del soldato

morto o addormentato

 

fiumi gialli di miele

lasciati cadere da api pazze d’amore

che nessuno riesce a fuorviare

scorrono sul cuore del soldato

nudo defunto

nel campo arato dalle unghie dei cinghiali

 

la mia domanda è questa:

la GUERRA è un bene o un male?

oggi una granata al caporale

ha portato via piede e mano scagliandole lontano –

per lui una giornata disgraziata –

sanguinava come un maiale appeso a un chiodo –

cristo che magone –

non era bello da vedere –

perché chiudete gli occhi ha urlato il capitano

ha perduto solo un piede una mano

domani può capitare a noi

imparate a guardare il mondo che è rotondo

nel bene e nel male

per non trovarvi abbandonati il giorno del giudizio –

eh sì dico io una giornata storta

oramai ci capita sovente –

ma questa volta è toccata al caporale

urla il signor ufficiale

mica è toccata a me a voi tenetelo a mente

 

attraversiamo un bosco con chiodi di croci –

là dove un giovane cervo pascolava lento

oggi noi stiamo –

nessuno è scontento alla domenica di

dormire troppo a lungo

se lunedì lavora –

e lunedì per noi

è un giorno di gran combattimento –

bravo buono generoso valente guerriero

che di fronte mi stai e sei nemico altero

non mirare stringendo l’occhio non

puntare il fucile con l’alzo a zero

lascia che la nuvola mi copra d’ombra per terra

vorrei vivere fino a domani

vedere calare la sera fra l’abbaiare dei cani

ma si può in GUERRA dimenticare la GUERRA?

 

Nota

1          La gentile signora è la morte in combattimento.

 

 

 

ilfilorosso, anno XVI, n. 31, luglio-dicembre 2001.

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: poesie pubblicate in quotidiani o riviste
  • Testata: ilfilorosso
  • Anno di pubblicazione: anno XVI, n. 31, luglio-dicembre 2001
Letto 3096 volte