È tutto nero e perduto?
È proprio tutto nero e perduto? Tutto negativo, da scancellare, con fastidio, nella parte convulsa e iraconda contrapposta (che vorrebbe contrapporsi, mescolandosi e sbriciolandosi) al macigno di destra, che meriterebbe ben più durezza e profondità e novità riflessiva e argomentativa, superando le pagliacciate dei comici dozzinali e dei conduttori tv buoni per tutte le stagioni? Tutto è dunque nero, sporco di acredine e secchezza, rannuvolato e accidioso? E se sì, allora che fare? Dove stare? Ci buttiamo, in qualche modo? Non da un ponte, ovvio, non a mare, gettando le schede nel cestino come una lettera sgradita – e credo sarebbe come violentare la propria vita ferendosi a morte – oppure si vota turandosi il naso, secondo l’applaudito ammaestramento del nuovo guru ufficiale, il quasi centenario Montanelli, idolo e maestro per questa sinistra disinvolta superficiale e credulona? Mah! Vediamo, con qualche parola.
L’eccellentissimo D’Alema, tenutosi in naftalina per poi uscire alla grande, come un serafico santone, al momento di una drammatica occasione, entra all’improvviso in ballo per il maggioritario in Puglia, sottraendosi al proporzionale, lui presidente DS, senza avvertire nessuno, neanche il segretario del suo dilacerato partito; segretario che, intanto, è tutto intento a racimolare consensi per diventare sindaco di Roma. D’Alema, poi, aspetta per l’occasione dell’annuncio un momento emozionante, cioè di sedere con un bicchiere in mano nella trasmissione Porta a porta, condotta in modo disinteressato ed equanime da Bruno Vespa, per parlare con quella liquida supponenza, un poco annoiata, che di solito accompagna i geni quando sono convinti di parlare ai cretini. Parla anche dell’avvilente spettacolo della spartizione dei seggi. E proprio in quell’occasione tornavano alla mente, a chi ha tante primavere sulle spalle, le piazze zeppe di donne e uomini che venivano anche da lontano, scendendo dalle colline, radunandosi dai paesi della pianura; piazze riempite fino all’orlo; e quelli che parlavano, per lo più, erano persone che avevano segnata la vita e cavavano il sangue dal pugno stretto, per le cose fatte e patite. Gente umile, erano grandi come montagne.
Questi esemplari di un kennedismo imitativo e ripetitivo, che emozioni producono, che parole morte enunciano, smaniosi insofferenti afasici detentori di un eloquio affumicato come un tizzone che sta per spegnersi? E allora, ci buttiamo davvero da un cavalcavia, ingoiamo una manciata di pillole per raggiungere in fretta gli antenati, facciamo lo sciopero della fame fino a scomparire disfatti? Visto che non c’è una parola che suoni vera, una frase che non risulti sciatta e in giro non si vedono (non si ascoltano) neppure ombre di promesse non fallaci? E si ergono, come protagonisti, parolai ebbri, affetti da etilismo verbale, tanto da disamorare, tediando? In un tempo in cui, ripeto, Marx è stato buttato in cantina fra i topi e i rimasugli del carbone, e il nuovo papa della sinistra è diventato Montanelli, ironico e serafico?
Forse, è quel che ci meritiamo. Ma strizzando il gruppo ampio del potere DS, per esempio, non colerebbe neanche un goccio di stimolante fervore nel bicchiere vuoto della nostra speranza.
Ancora una volta: e allora? Dico che dobbiamo guardare i cassetti completamente vuoti, pensare e decidere che quel che conta, specialmente in questo momento, è il rispetto mantenuto e difeso per noi stessi e per la memoria di quanti (oggi dimenticati o solo rimemorati nella retorica di qualche interessata celebrazione), giovani e anziani, uomini e donne che con uno straordinario atto d’amore consegnarono la propria vita e il proprio sangue al vento della libertà e della vera giustizia e del vero futuro. A loro onore e gloria. Votare per questi e con questi. Si può non tanto votare per bandiere adesso stracciate nella polvere, buttate nella fuga da generali inqualificabili, ma guardando bene in faccia quell’uomo, quella donna, che allungano una mano per chiedere.
Una donna, direi: le donne. Forse sono il giusto sale per la miseria della vita politica in questo momento di grande turbamento; a loro può andare una motivata fiducia perché entrino in campo col mandato di lavorare a fondo, come sanno fare, come devono fare. Una donna.
Zero in condotta, n. 125, 9 aprile 2001.
Informazioni aggiuntive
- Tipologia di testo: articoli su riviste
- Testata: Zero in condotta
- Anno di pubblicazione: n. 125, 9 aprile 2001


