Una libreria assai poetica
Non c’è nulla di polveroso nella libreria di Roberto Roversi. Anzi, tutto è lindo, ordinato, profumato. In ciotole piene di fiori secchi come di acque furtive, le più dolci, dormono essenze che emanano i loro sogni. E dai libri vetusti, e dai libri che l’altro ieri erano recenti, e dalle riviste riposte e quasi nascoste alla vista, e da ogni più minuto libercolo come dal tomo che appartiene alle specie maggiori di tale foresta a stampa, esala un alito di sapere, di sapore, un alito di buono che è come l’anima della libreria.
Un profumo singolare (ma per niente esotico, anzi familiare), un revenez-y, oserei dire con Baudelaire.
Un richiamo, un invito a tornare, una soavità di tornagusto che rimane indelebile.
Entri e ti accoglie Elena. Esile, delicata, soave, in lei domina il bianco come in altri il colore del tramonto o della notte. Mai la parola vestale, abusata metafora, fu più adatta a persona. Inflessibile vestale dei libri che difficilmente reperisci, ti cerca e spessissimo ti trova un libro che credevi perduto. (Mai smettere di sperare, di chiedere, di cercare!).
Più che una libraia, Elena, la moglie di Roberto, è una fioraia. Ha tutto della fioraia: la consuetudine delle fioriere, delle cassette, dei padiglioncini che ci si ostina a chiamare scaffalature, la sicurezza con cui riconosce, distingue e cura le varie specie, la maniera delicata come tocca e dà il libro – fiore cercato, la cui assenza ti meravigliava e ti impauriva, e come te l’incarta modestamente, perché sa che lo sfarzo di un fiore non è nella confezione spampanata.
“Piangere i laghi, le betulle disperse / perché al confine del mondo vedono le acque morire. / Tu divori aggredisci uccidi / il cuore della carta / il silenzio delle pagine crocifisse”.
Parole che usa Roberto Roversi per inveire contro il “tarlo indolente” che morde i libri, le cortecce della foresta. Essi sono povere creature come noi, seppure non immortali, e bisogna compiangerli. Difenderli, sentire il loro destino di pagine chiuse e aperte come una similitudine lampante del Libro della Memoria o della Vita.
Se non è andato alla posta, dove è accolto con un sorriso e additato non come il poeta che è, ma come maestro impacchettatore raro e impeccabile, Roversi è nella sua libreria. Presente, ma spesso invisibile. Le sue occupazioni principali sono due, mi pare.
Una è di ricevere i giovani e parlare con loro, per annosa e puntigliosa abitudine, in una specie di studio che è in realtà un alveolo della libreria, cavità nobile in cui trovi sempre degli ossi da rosicchiare.
Ossi di parole, che compongono lo scheletro dell’universo.
I giovani aguzzano i denti e il loro ingegno, affilano le zanne. L’altra occupazione, una meravigliosa lezione per il fortunato che vi assiste, si adempie in un locale attiguo, e Roversi è in piedi, come un officiante la messa al momento dell’eucaristia. Lì egli impacchetta i libri che sono stati richiesti dai quattro angoli del mondo. Lì si conferma veramente impeccabile. Impacchettare un libro, perché arrivi intatto com’è alla partenza – in Giappone, poniamo –, richiede una poesia della mente e delle mani. Un’attenzione, una docilità, un rigore. Carta, imbottitura, carta di nuovo, spago, etichetta stampata, colla, tutto dev’essere adattato alla preservazione decente del libro-reliquia. Il cliente lo deve ricevere così com’è descritto nel catalogo. E l’occhiello finale, fatto legando i capi dello spago, in maniera da poterci infilare l’indice, è come il cavo di un fiocco. Ora puoi partire, libro, verso il tuo porto di destino convenuto. Sei stato munito di armatura e di cintura. La mano che ti scioglierà, sarà contenta.
Il bello e il buono sono una cosa sola: va’ nel mondo e insegnalo. Chi ti riceve, sa di dove vieni: Libreria Antiquaria Palmaverde, via de’ Poeti 4, 40124 Bologna, Italy.
Informazioni aggiuntive
- Autore: Nicola Muschitiello
- Tipologia di testo: articolo
- Testata: Portici. Bimestrale delle Edizioni Metropolitane Bologna
- Anno di pubblicazione: anno II, n. 4, agosto 1998


