A Roberto Roversi, amico de “ilfilorosso”

Roberto Roversi ci ha lasciati. Come era nel suo stile – di combattente ostinato, quasi timido, senz’altro riservato – ci ha lasciati senza volere saluti, grazie, feste, pianti e commemorazioni di alcun genere. A differenza del suo vecchio amico Lucio Dalla, che ha riempito San Petronio e Piazza Maggiore, se ne è andato via dalla sua Bologna e dal nostro mondo senza clamori, arretrando solo per motivi di forza maggiore (età, malattie) dovendo centellinare col tempo le sue presenze.

Persona di altri tempi, gentilissima ed educata, avvezza a dare del lei anche a un giovane, viene ricordato di solito per la sua militanza in Officina assieme a Pasolini, per essere stato il direttore di Lotta Continua e, appunto, per i testi di alcuni tra i più fortunati dischi di Dalla. A noi piace ricordarlo anche per altre cose che lo hanno impegnato senz’altro per più tempo e più anni della sua lunghissima attività artistica e critica: la cinquantennale tenuta di una libreria antiquaria in Via dei Poeti, la partecipazione a un progetto editoriale alternativo fatto di ciclostili, di fax, di autoproduzioni, e la collaborazione quasi trentennale con il nostro filorosso.

A ilfilorosso, da quando vi si è avvicinato, non ha quasi mai saltato un numero, auspici i suoi amati numi calabresi Tommaso Campanella e Giordano Bruno; a ilfilorosso ha dato in anteprima la perla de L’Italia sepolta sotto la neve; ha contribuito in modo decisivo alla delicata esplosione della vena poetica di Francesco Graziano; ha fatto da riferimento continuo alla Rivista, fornendole sempre un contributo vigile, attento, critico, ma mai freddo, al contrario appassionato e quasi furente. Nell’anno della malattia di Francesco Graziano le sue telefonate a Francesco e a Gina erano pressoché quotidiane, ascoltava, confortava, suggeriva. Anche sull’ultimo numero della Rivista è stato presente e ci ha fatto dono di una lunga intervista, a mia firma e frutto della comune amicizia con Salvatore Jemma, altro grande amico de ilfilorosso e che gli è stato vicino fino alla fine. Con Roberto Roversi se ne va via un pezzo di Bologna, un pezzo della storia letteraria e politica d’Italia, un pezzo de ilfilorosso – si chiude veramente un periodo. Adesso, dal Cielo in cui non credeva, potrà osservare le nostre fatiche e i nostri sogni e cercherà di suscitare in noi quella costanza, quel coraggio, quello stare sul pezzo che gli ha permesso di non arrendersi mai e testimoniare sempre la fedeltà ai valori dell’intelligenza e della passione civile.

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Autore: Paolo Ragni
  • Tipologia di testo: testimonianza
  • Testata: ilfilorosso
  • Anno di pubblicazione: anno XXVI, n. 53, luglio-dicembre 2012
Letto 7515 volte Ultima modifica il Lunedì, 11 Marzo 2013 11:20