Introduzione a “La casa del guardacoste”

È forse troppo semplice far notare che molte cose, anche nell’ambito della letteratura, stanno cambiando o sono già cambiate; ma che molte altre, forse troppe, stanno ritornando. Così che, almeno a me pare, ci si muove in un mondo specifico abbastanza alterno e ambiguo, in cui le ventilate sorprese risultano alla fine adeguate a una norma tradizionale, e le autentiche novità o anche solo i risultati più contratti e severi devono essere rintracciati e identificati, per una sana e utile lettura, quasi smanacciando fra la polvere nella speranza di scovare un qualche frammento d’oro. O almeno di buon metallo, non deludente.

Il fatto è, come d’altra parte si rammarica da più parti con buona costanza ma senza poi smuovere troppo le acque, che nell’impegno della ricerca delle buone letture fuori dalla pubblicità istituzionale, poco aiutano riviste e giornali nelle pagine letterarie, essendo ormai quasi tutti sostanzialmente integrati al ridondante palazzo dell’editoria ufficiale, che non ha più interesse e non riserva quindi il minimo tempo alla comunicazione letteraria proposta, offerta da ambiti marginali; o, comunque, da quanti non vorrebbero adattarsi ai rapporti di routine, che risultano sempre e in ogni modo, alla fine, molto vincolanti e non soddisfacenti. Salvo pochi, come è naturale.

Così, questo testo di Iannelli può rischiare, e non lo vogliamo, d’essere del tutto ignorato dall’ambiente critico ufficiale, oppure letto e interpretato nel solito modo affrettato dei tempi attuali; troppo impegnati, sembra, per rallentare passo e corsa e indugiare rasserenandosi nella buona lettura. O su una buona lettura.

Iannelli, dicevo. Posso subito premettere che per me la prima e l’ultima parte di questo racconto risultano quasi esemplari. Con un risultato complessivo (scrittura, struttura) molto confortante.

Ma vediamo, cominciando dal racconto (in due parole). Un fratello, da un viaggio in medioriente, che via via ha raccontato in alcune splendide lettere, non ritorna. O forse è tornato ma qua in Italia si è come dissolto. Il fratello più giovane lo cerca, meglio: lo insegue, con pazienza durissima, quasi inesorabile; non si dà per vinto, come può e come sa. A Bologna, dove lui ha studiato, nel meridione, in Sicilia. E lì in Sicilia, quasi muovendosi in cerchi sempre più concentrici, lo ritrova e dopo lo perde, lo riperde per sempre. In una morte che sembra a me, e forse è, di struggente allegoria. Al modo mitico dei greci.

Se l’argomento ha questa suggestione, lo sviluppo narrativo, scandito a incastri progressivi molto precisi, propone e mantiene attiva una sonorità, e un ritmo correlato, da avvicinarlo ai risultati buoni dei poemi rock e da predisporlo quasi al canto; ad essere cantato. Se no, in che altro modo ricevere nella lettura i messaggi narrativi inviati dal fratello lontano e qua riferiti in corsivo? Piccoli ma rigorosi poemi in prosa.

E a questo, come primo giudizio conclusivo, volevo arrivare. E cioè, che il testo qua presente è un racconto di poesia. Una corsa verso la poesia che dice, che parla, che suona e che dà sommessi ma strazianti gridi di dolore. Anche tutti i personaggi, uomini e donne, che si presentano in scena nel corso della narrazione, sembrano un poco o molto misteriosi, certamente avvolti da un’ombra costante che li rende, anche loro, sfuggenti (nel senso che non li vediamo in viso ma ne sentiamo il respiro, addirittura come un vento caldo).

E muovendo dalla poesia implicita, a un secondo mio giudizio conclusivo volevo arrivare. E cioè, al forte risalto metaforico del testo, sia nei riquadri particolari sia nelle lunghe e veramente “belle” pagine che scivolano verso la fine; con una lentezza e una tenerezza profonda da fissarsi bene nella memoria.

Tutto finisce lì sulla riva di un mare straordinario, in un clima di una dolcezza estasiata; e su questa soprassiede la morte. Una morte rituale, che non sottrae nulla alla vita ma alla vita aggiunge il grido della sua ragione più vera. Ci aspettiamo che il mare lì davanti, per un momento, si apra per accogliere due anime in fuga. Non dalla vita, ripeto, ma dagli errori che le lunghe giornate ci sbattono in faccia, segnandoci la pelle.

C’è infine, per Iannelli, la capacità di tracciare rapidissime descrizioni di paesaggi e o di situazioni in atto con poche persone; ma sarà il lettore a scoprirle e a sottosegnarle leggendo, se si disporrà a questa lucida attenzione che il testo richiede. Ricompensando la pazienza.

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: prefazioni / postfazioni
  • Testata: La casa del guardacoste di Franco Iannelli
  • Editore: Francesco Maria Gallo & Giancarlo Calzati Editori
  • Anno di pubblicazione: 2001
Letto 371 volte Ultima modifica il Venerdì, 26 Aprile 2019 15:20
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