Notizie
22/1/’79
Io applaudo.
E io fischio.
1/12/’78
Ah, quante stelle in ciel
strelle strellasse
che si spengono
e diventano buchi neri e severi,
fuochi slavati dentro all’infinito
pallide bardasse
che si toccano col dito.
25/11/’78
Il cavallo della morte si azzoppò
fra Lovoleto e Pechino.
Fu un bambino da un campo
che si accorse della chose
quando vide la morte impolverata
camminare a piedi
e dietro lemme lemme il cavallo
con aria incazzata (non lo credi?).
«Muoviti, sveglia, dai!»
imprecava la morte. Ma il cavallo
«in culo che mi voglio sderenare,
brutta befana»
rispondeva biascicando a bassa voce
«sono peggio del ladrone in croce
a portare a spasso per il mondo
questa balena maledetta
che ha sempre fretta
e come una saetta
non fa altro che travolgere e accoppare
tutta la gente che si vede intorno.
Se vuole camminare,
perché non si compra una bicicletta?
Sono un cavallo tutto sballinato
e non un cavallo da crociato».
Racconto queste cose perché
per circa mesi tre
nessuno morì nel vasto mondo.
La tregua benefica fu adottata
perché la gamba di un cavallo
si era azzoppata.
E la morte, per un momento
disarcionata,
non poteva più correre come il vento.
27/9/’78
La carriola era una signora bennata
invitata al matrimonio
della bistecca con il fuoco.
E questo, perché
lei conosceva il cuoco.
Ma la cerimonia nuziale
finì male
anzi in un vero disastro.
Infatti un fiasco ubriaco
tentò di violentare una bottiglia.
Ci fu un generale parapiglia.
Per fortuna che la bistecca
era una bistecca di maiale
e veniva dal basso.
Così non si fece sorprendere
o incavolare
dallo sconquasso.
6/7/’78
Ya nadie piensa en ti, Miss X nina.
I giorni della gloria,
del passero e
della mina vagante.
Poco distante c’era il diario
di una vecchia signora
morsicchiato dai vermi.
Dentro, tutta una storia un po’ tetra
e un po’ orrenda
di padri e figli
(in quel mese così rigido).
Chi lo trovò
lo mise sopra un tavolo
e ce lo lasciò
decidendo di leggerlo la prossima primavera.
Ma una sera
un cinese che suonava la tromba
lo rubò. Da quel giorno
del diario più nessuno parlò.
6/10/’78
«Ho letto l’ultimo articolo di Sciascia»
disse il girotondo
al cervo volante e alla trottola
«e non so che dire.
Mi sembra di morire
tanto è profondo».
«Eh, certo è uno scrittore molto fine
– rispose il cervo volante
calando sopra una botte di vino cerasuolo –
e in Italia, come dice Le Monde, c’è lui solo
Sciascia è un cassetto pieno di idee come di trine».
La trottola si mise a girare
per disperazione. Era autodidatta
e non capiva niente
di politica, semantica, morale,
comunicazione.
E con ambascia
non conosceva neanche Sciascia.
22/9/’78
DRAMMA DI UN VERO SAPIENTE NEL
MESE D’APRILE
Un saggio antico
(il suo nome lo so ma non lo dico)
con la mano destra scriveva
sul libro della verità
mentre con la sinistra
accarezzava la luna
ferma nel cielo lì a metà.
Poi la luna calò nel mare
essendo il mese d’aprile
e andò con un branco di tonni a pescare.
Il saggio resta solo
e continua a scrivere, a chiosare
tuttavia si annoia
perché con la mano sinistra non sa più
che cosa fare.
E non ha gioia.
7/10/’78
Sintagma e Apoftegma
erano entrati in finale
nel campionato mondiale
di tennis a Detroit.
Dopo il primo set Apoftegma
si sentì male
poiché era stato ferito a un dito
con una pietra lanciata da uno spettatore
inviperito
e criminale.
L’incontro naturalmente fu sospeso
e Sintagma fu proclamato vincitore
di quel torneo
e solo lui ebbe l’onore
di ricevere l’assegno del vincitore.
6/10/’78
Un uomo senza dio
incontrò un uomo con dio.
Ciascuno andava per la sua strada.
Si incontrarono a un bivio (bada
di ricordarlo) nelle isole Aran.
– Passa tu!
– No, avanti tu, non io!
Laggiù in fondo era il mare.
In mezzo a tante cortesie
non ci fu verso
di farli passare.
Ancor oggi sono lì fermi a declamare
– Passa tu!
– Non passo io!
l’uomo senza
e l’uomo insieme a dio.
12/1/’79
Goethe Johann Wolfgang
cameriere in un dirigibile
suonatore in una jazz-band
e scrittore di poesia futuribile
fu chiamato a Radio Città
per spiegare in quattro parole
come la vita sia dura
per un povero poeta
che non si accontenta di una felicità banale
né vuole una vita grigia e quieta
ma cercando spazio dentro un temporale
la sua giornata è tutta un’avventura.
La trasmissione andò in onda alle dieci di sera.
Parlarono per due ore.
Molte telefonate di persone disperate.
Poi arrivò la questura.
30/12/’78
Iato e Beneficenza
andavano di galloppo
sopra un somaro zoppo
verso Vicenza.
Iato diceva: «Lassame
ire libero e solo».
Beneficenza replicava:
«Sarei davvero brava
se ti lasciassi prendere il volo.
Devi restare con me».
«E io resterò qua con te»
Iato rispondeva mordendo
la canna della pipa.
Arrivarono a Vicenza
ma subito Beneficenza fu arrestata
perché mendicava senza autorizzazione
e Iato anche lui finì in prigione
perché tratteneva il fiato
prima di rispondere.
E tutto ciò senza una ragione.
23/9/’78
Hegel era un signore
che vinto dal rancore
per far dispetto alla suocera
gridò un mattino che l’arte era morta.
O se non morta, prossima a morire.
Poi chiuse a chiave la porta
e ritornò a dormire.
La suocera che faceva poesie
dalla mattina alla sera
per la notizia morì di dolore.
Da allora Hegel riprese a zufolare
canzoni d’amore
lungo il Neckar
quando andava a pescare.
11/12/’78
Quando parlava sembrava il mare.
Quando taceva sembrava il mare.
Quando urlava sembrava il mare.
Quando guardava sembrava il mare.
Quando dormiva sembrava il mare.
Quando cantava sembrava il mare.
Quando cacciava sembrava il mare.
Quando pescava sembrava il mare.
Quando giocava sembrava il mare.
Quando moriva sembrava il mare.
Era il mare.
10/10/’78
– Ti lamenti?
– No, non mi lamento.
– Eppure ti sento lamentare.
– Sarà il vento.
L’Arma Propria, anno 1, n. 0, giugno-agosto 1979.
Informazioni aggiuntive
- Tipologia di testo: poesie pubblicate in quotidiani o riviste
- Testata: L’Arma Propria
- Editore: Bertani editore
- Anno di pubblicazione: anno 1, n. 0, giugno-agosto 1979


