Il vecchio Celso

Il suo viso è di bronzo

come i vasi cavati dalle tombe.

Dicono che Celso è avido, spietato

ma io lo vidi piangere, una sera,

all’urlo di mio figlio

trafitto dalla vespa.

So che alla notte sale per il viottolo

e si getta nell’orto a rubare

i meloni ormai gialli o i pomidori;

all’alba poi spaventa l’usignolo

con la sua voce secca:

“Il ladro è venuto, il figlio di puttana

ha rubato le fragili cipolle

e l’orto è devastato”

– il grido rimbalza nel mattino

fresco e violento come una frustata.

Io che vidi il vecchio corpo inchinarsi

quasi spezzato dal vento

fra i tralicci dell’orto

e vidi la sua ombra sfiorata

dal riverbero grigio della luna,

so che si deve a Celso perdonare.

Nelle sere d’estate

siede sull’erba, immobile, a guardare

il cielo. Dice: “Sono disgraziato”

e nella voce trema una terribile

malinconia. Dice: “Io sono vecchio

e morirò, quando la terra grida

al passo di lupo dell’inverno.

All’inverno non voglio morire,

solo, come l’agnello nella stalla”.

È un vecchio per racconti di mare;

ha occhi grandi e neri, da pirata;

la sua pelle è secca per le ingiurie patite.

Dice: “Chi mi amava, un tempo, ora è partito”

e sembra ascolti un prossimo uragano.

 

 

 

Galleria. Rassegna bimestrale di cultura, anno III, n. 4-5, marzo-maggio 1953.

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Tipologia di testo: poesie pubblicate in quotidiani o riviste
  • Testata: Galleria. Rassegna bimestrale di cultura
  • Editore: Edizioni Salvatore Sciascia
  • Anno di pubblicazione: anno III, n. 4-5, marzo-maggio 1953
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