Il sonno del vento. Ulisse coperto di sale
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oh, disse (dice) come è
lungo il viaggio
oh, disse (dice) come è breve il guardare
se guardo (dice) l’arrivo è immediato
se viaggio (dice) non mi posso fissare sul fiore al bordo del campo
fugge via l’orizzonte
mi sperdo nel mio destino
mentre è la foglia che resta immobile e leggera vicina al sasso
vicino all’acqua che scorre, addio addio
(ma) intorno
fra il lungo viaggiare e il breve guardare
fra la foglia e il treno
fra l’orma in terra e la nuvola errante in un circolo immenso
(e impaurito e sperduto)
entro e vedo il mondo torcersi adagio
in questo andare insaziato
come un pellegrino che non ha pace né sonno
eppure non chiede pietà
ma esige (con cautela) amore e attenzione
(amore vince la morte e attento al dolore che viene)
il pellegrino naufrago e vivo
esce dal mare coperto di sale
la sua testa è nera salvo dopo un lungo naufragio
disteso a terra senza respiro il suo sonno è nel vento
neanche l’urlo della donna lo scuote è sacra è nuda
sacra per antichi oscuri affanni nuda
per una giovane rinascita d’amore
(labile il confine fra dolore e vita
libertà e amore morte e vita)
là dove si ascolta il silenzio del mare
è anche assiso l’urlo della morte che si annuncia lontana
una morte misteriosa
che nasconde misteriosi risvegli misteriose avventure
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dunque l’uomo deposto nel sonno del vento è morto o riposa?
è dentro al sogno che è un’ombra
o dentro la morte spenta come un nero carbone?
scavato dentro al proprio corpo sembra attendere la terra che lo ri-
prenda fra le braccia per riportarlo all’esultanza della vita. E co-
sì profondo intanto questo suo sonno. E così leggera, intanto, que-
sta sua morte ma
sembra lì già disposto a rialzarsi non dico a risorgere
per stringere fra i denti il filo buono di una nuova vita (o anche
solo della vita) (il suo fuoco che arde)
è magro magro ossa non ci sono quasi
ha una calma pietà negli occhi chiusi spenti
il suo cuore parla cammina con noi amico delle nostre avventure
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la donna aurora è ferma e guarda lontano sembra
incerta se essere
presente se presentarsi se accendere il mondo oppure
dileguarsi lenta retrocedere andare lontana dall’affanno del mondo
porta fra le mani la luce incerta ancora
se regalarla con un soffio gelato
che spegne l’aurora ma anche la vita del mondo senza più sole
l’aurora arriva scivolando fra i veli della notte
con il respiro li brucia ma sul suo viso
è ancora segnata il dubbio che ogni giorno rinasce
se gettarsi sul mondo esplodendo di luce o sedersi cantando
aspettando
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l’uomo che vede lontano (che vede da lontano)
le mani sulle ginocchie
una a pugno l’altra aperta con le dita come solidi nodi (solidi anelli)
dà il senso di una forza dolorosa ma dura di una vita
sopportata fino in fondo dei suoi mille dolori
di una vita mai neanche in parte goduta
ma almeno sempre cercata nei suoi infiniti sentieri
sembra davvero lui sì ecco l’uomo del nostro tempo
dentro e in attesa sempre di nuovi destini (sopporta mio cuore
ben altro soffristi più cane) chiamare la stella del giorno la
luce del giorno e
ogni giorno ricominciare a lottare
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l’urlo forte della donna che grida
madonna scolpita da Jacopo che ritorna fra noi
perseguita e proceduta dal grido annunciatore di una sventura
è come protesa a raccogliere
sotto il panno il male del mondo, per catturarlo e
stringerlo e trattenerlo come un otre
omerico. Vedo il funebre
destino del mondo che si va sperdendo, eppure
il suo grido apre il cammino del sole
il suo grido è senza pianto
come l’ululare di un lupo ferito
non dà il senso
di una debolezza anche se la sua figura è esile perché
sembra anche sul punto di
gettarsi su un corpo
morto o dolente rappresentando
l’orrore lucido del mondo
(che solo la leggerezza della luce può dissipare)
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intrecci: viola (violino) senza
corde ADAGIATO
spento ma in attesa di cantare
sembra infatti (vibrante) disperatamente in attesa di potersi
RIALZARE e suonare (vento che proviene da foreste lontane)
vorticosamente strappando
la voce delle anime
E lì disposto a rappresentare il primo giorno del
mondo (creato) il momento
in cui tutto esce dal buio e
comincia a muoversi a risuonare (a ricevere luce)
questa viola (violino) esausto per il gran suonare è in attesa
di ricevere suono (suono parole parole immagine suono)
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testa d’uomo pescata nel mare l’ho detto frammento di vita bruciata
è una grossa conchiglia addentata dagli dei del mare
solo il naso è levigato è perfetto (lucente di grande armonia)
gli concedo il privilegio dell’odore nel buio più
periglioso
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il tempo delle grandi avanguardie artistiche è concluso
ora è il tempo di una profonda glaciazione (che tuttavia non spegne
la vita)
i frammenti del mondo (della vita) si depositano errabondi nel
fondo di smisurati oceani fra le braccia delle oscure forme vaganti
(al fine di essere preservate per la stupefazione delle generazioni
a venire ma intanto lì collocati sfuggono in silenzio alla villania
infuriata di questi tempi senza pietà e senza attesa)
tutto viene buttato affondato riciclato illuminato (anche) bruciato
fatto cenere ricostruito in diamante (rapido e accecante)
siamo pieni di cose e abbiamo perduto il pregio dell’onesta sorpresa
siamo pieni di tecnologie e abbiamo perduto le parole
cerchiamo di unirci
per salvarci
in un solo linguaggio
e ci accorgiamo fremendo che parla solo di oro DI ORO
siamo raggelati nel sole più caldo
un sole sempre più caldo più grigio (perché buttiamo inesausti
i fumi e i carboni della cattiva coscienza e della nostra
falsa ricchezza in alto sempre più in alto fra le nubi
che ci odiano a morte
noi illusi che i fumi e i carboni con un soffio possono scomparire lontano
per andarsi a rannicchiare spauriti sulle code delle ultime balene
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ritrovare non più (o non ancora) la figura frantumata dei corpi di donna
di uomo è un primo sospiro di sollievo
tornare a confrontarci con quello (con quelli) che dovremmo essere, che
forse eravamo senza troppe speranze, che è urgente che torniamo ad essere
non frantumate dall’odio, dalla guerra, dalla solitudine
di giorni senza parole
figure che tornano a guardare il mondo (la sua luce) e gli altri senza
paura
cercando cercandosi toccandosi sfiorandosi
SOLO LA FIGURA DELL’UOMO IN PIEDI
E DELLA DONNA IN PIEDI
POSSONO ANCORA GUARDARE LA POLVERE DEGLI ORIZZONTI
SENZA MORIRE ANCORA UNA VOLTA
SENZA MORIRE
Informazioni aggiuntive
- Tipologia di testo: poesie in altre pubblicazioni
- Testata: Il viaggio di Ulisse, di Antonio Violetta
- Editore: Paparo Edizioni
- Anno di pubblicazione: 2002


