La guerra è un inferno buono
La guerra è un inferno buono
per chi non ha paura d’arrostire –
non conosce l’inverno
vento si muove appena
soldato può se vuole
invitare a pranzo o a cena
perfino il colonnello –
cosa c’è di più bello della guerra?
Non si rischia mai di morire
e se una volta è capitato
mai più potrà avvenire.
***
Anche oggi si va all’assalto
con la solita paura
che puzza in gola come pelle di vacca
tanto è cosa sicura
che si deve restare lì fra pietra e pietra.
Giorno dieci d’aprile serrare le file.
A parlare di morte ogni ora
si secca la lingua in gola
a vederla volare non hai il tempo di vomitare.
La paura è petrolio che brucia
quando non si può neanche imprecare.
Il fiume della vita si è seccato
un pezzo di cielo raccoglie questo corpo sbiancato.
***
Il mortaio è una buona cosa
spara e non fa rumore
il colpo non si vede
neanche se ti centra il cuore
ma spesso
dove è andato a finire è un mistero –
magari su un cespuglio di rose vicino a un cipresso
sulla schiena di un mulo
sull’elmetto di un soldato all’attacco –
la gentile signora non fa distinzione
fra rose muli e soldati in estinzione.
***
Dicembre coperto di neve verde, soldato
dicembre scioglie con sua lingua di porco la neve, soldato
dicembre precipita verso valloni di nebbia fango, soldato
dove s’annidano con buone maniere bombe di ieri, soldato
tombe dei vecchi soldati, soldato
è ammantato di stelle dell’Orsa il cielo notturno
il signore della notte luci e farfalle inghiotte
senza torcere le labbra
incise dalla lebbra
la guerra
soldato.
***
Là dove gli uomini stanno nel fango
grave era il momento in cui il
signore delle tenebre accendeva la sua candela e
al contrario di ogni aspettazione
il mondo si colorava di rosa
così come piaceva a Caterina.
E i fiumi gialli di miele
lasciato cadere da api pazze d’amore
che nessuno riusciva a trattenere
scorrevano sul petto di soldati nudi defunti.
***
Oggi è andata così
come doveva finire
un ordine scritto sul foglio
siamo andati a morire –
tu rossa morte di guerra
con la tua mano leggera
ti sei seduta per terra
hai acceso cento candele –
nessuno è più ritornato –
una voce grida nel sole
addio alla torta di mele.
***
Copriremo sulla polvere molto terreno con la
nostra ombra.
I piedi piangeranno per i de profundis delle
giornate senza pietà
pietà l’è morta
in un cammino troppo lungo
nessuno ascolta le voci cantare
chiamano nel deserto.
Non c’è amico che chiede le tue parole. Silenzio.
Poi colpi di cannone
raffiche
vento freddo e vino.
Signor tenente seduto sopra un masso
vicino ad alberi che sono una foresta
scrive da un’ora sopra un taccuino
nero
non alza mai la testa.
***
No non potevi diventare bianco se
eri nero. Non buttare il fucile soldato
non sei più solo.
Nel camino hanno acceso il fuoco
il re topo è scappato.
Onore gridano i battaglioni ma nessuno li ascolta.
S’accendono lampi anche sui monti come una volta
raccogli da terra dal fango la bandiera
conta uno per uno i giorni della tua vita soldato
perché può essere per me per te l’ultima sera.
***
Ti ho riconosciuto civetta del malaugurio
prima di ucciderti ti ho riconosciuto
soldato mio nemico
venuto da lontano fucile alla mano
miravi alla mia fronte
sede dei miei pensieri
forse m’avresti ucciso se arrivavi ieri
non oggi perché
io uccido te
povero gatto deriso
altro non posso fare che mandarti all’inferno non in paradiso.
***
Quando si va all’assalto
pensi alla morosa
e dentro al fumo denso vicino
un compagno a terra riposa
ridono a un brodo di sangue
non si lamenta più.
È strano questo pensare
mentre la morte balla
i baci della morosa
che suona come campane
lontane lontane gesù!
Informazioni aggiuntive
- Tipologia di testo: poesie in altre pubblicazioni
- Testata: Battaglie, di Vittoria Chierici
- Editore: I Quaderni del Circolo degli Artisti
- Anno di pubblicazione: 1997


