Il sodoma geniale, a mezzogiorno,
trascina un’ombra di festa con sé
e indugia con la voce, sulla spalla
degli amici, quasi
una croce di rose lo stancasse.
Ha l’occhio appassito di una viola
ma le dita magrissime arrossate
dalla gazzella fulva, la Ferrari,
che, criniera di cavallo, stola
di visone, volo
di rapida beccaccia in brughiera,
fugge, rompe, sguilla con un tuono
oltre le arcate,
dove nei tramonti clandestini
bruciano le altane di cotto
sulle beate strade della città
e gli sposi impotenti
aspettano agili fianchi adolescenti.
Costa sei milioni una Ferrari…
Steso sul canapè, coi piedi
sulla spalliera, a casa, il padre,
il vecchio padre aspetta che la cameriera
passi e felicemente
dimentichi di gridare.
(Dal poemetto “Le lupe dorate” in Dopo Campoformio)