31.10.78
Domenica mattina
dato che c’era il sole e c’era un lume
straordinario giallo e verde
ho preso per mano il mio bambino
e sono andato da Hölderlin sul fiume.
Nel mulino sul fiume.
Era affacciato alla finestra sotto il tetto
con il petto nudo e cantava
cantava fischiava sottovoce
disperato.
Non guardava il cielo guardava l’acqua
che corre via.
Cantava i sassi:
sassi sassi sassi
siete troppo pesanti per l’acqua
chi vive respira
ma il mio cuore muore.
È giusto invecchiare
quando si ha sete.
Senza filo non si aggiusta il vestito.
Oggi per me non è festa.
Il suo canto era finito.
Ha chiuso la finestra.
31.10.78
Ieri sera ho incontrato Goethe.
Sedeva in una poltrona alta e nera
e aveva due buchi nei calzini.
Parlava lentamente.
Gli altri amici bevevano nei bicchie-
[rini
di cristallo.
Ogni tanto lui chiudeva gli occhi
e si appisolava per un poco.
Tutti allora aspettavano in silenzio
quando con un sussulto si svegliava
e sorrideva quasi fosse un giuoco.
Raccontava di Schiller che era mor-
[to da poco
raccontava quando andava sul Ne-
[ckar a nuotare.
Sembrava che una grande nuvola
[rosa
dentro i suoi capelli bianchi comin-
[ciasse a bruciare.
Poi è ritornato a sonnecchiare.
6.10.78
Tra il 1799 e il 1801 Beethoven scrisse
ancora due grandi Sonate in si bemolle maggiore
e in re maggiore. Ma tra il 1977 e il 1978
Cosimo Berlino scrive una lettera senza affrancatura
che finisce dopo un iter mensuale al macero.
Nella lettera era scritto così:
cara moglie oggi mi ammazzo addio tuo luigi
e sperava di impressionare la moglie con la bugia
del nome, chi sarà questo luigi che mi scrive che
si ammazza doveva interrogarsi la signora chissà se è un
refuso e io questo luigi non lo conosco
ma conosco la scrittura di Cosimo Berlino mio consorte
e la specifico quale sua così è possibile che il mio
consorte e non luigi si ammazza in data odierna senza
che si possa avvertire la polizia perché provveda
qualcosa in merito
Ahi che è dura la vita
ahi che Cosimo Berlino invece di scrivere la lettera con
conseguente suicidio
poteva scrivere due grandi sonate
in si bemolle maggiore l’una
e in re maggiore l’altra in quanto
Ludwig van Beethoven è famoso in tutto il mondo
e Cosimo Berlino al contrario
è scomparso con tutta l’acqua addosso dentro a un fiume
e nessuno dico nessuno lo ricorda più.
Fosse stato prima famoso e poi suicida
aveva l’articolo su La Repubblica
a condimento di una vita intera spesa per l’arte.
Ahi che è dura la vita
e il destino (posso aggiungere) è qualche volta infame
per fortuna che la storia dell’uomo non è ancora finita
e qualcuno può ancora sperare
che un dolore si possa spezzare e dividere co-
[me il pane.
26.6.79
Il gelato di fichi
è migliore del gelato di noci.
Tre croci di Tozzi
era a suo tempo migliore dell’ultimo libro di Papini.
Pasolini doveva ancora girare Accattone.
Tre bambini, figli di mia sorella,
sulla riva del mare
tentavano di alzare un aquilone.
A Viareggio nel ’35
mio padre faceva il bagno alle otto di sera.
Mio padre è morto.
Stasera per la prima volta dopo tanti anni lo ascolto volare
[nell’infinito.
29.9.78
SCENEGGIATURA
Figlio ucciso. Parte lei
arriva al Po.
Dove ha una casetta abbandonata
(è abbandonata).
Fra le volpi i camosci e
il cuore dei bisonti fulminati
dalla cerbottana degli indiani, sulle Volkswagen
chi non crede alle favole
beve sidro amaro alla fontana.
Gli uomini dopo cantano e ridono.
Le donne abbracciano gli uomini
che partono per soldato.
Lei dimentica il figlio.
Dal ponte guarda nel fiume il corpo di un annegato.
27.9.78
Le donne vanno
gli uomini restano.
Le donne restano gli uomini vanno.
C’è odore di un vento strano, di mele cotogne.
L’oceano è nero nero alla televisione.
Fin dove posso toccare il cielo
c’è fuoco e panna.
Polvere di uomini morti copre adagio splendidi fiori.
Fra quattro nuvole di Carpaccio
uccelli larghi come la mia mano
gridano che l’estate è finita.
27.5.79
LUI SOLO AVEVA
lui aveva
era il solo ad avere
“l’inverno mette il gelo nelle ossa”
non posso
eri così lontana tu non potevi sapere
no non potevi non potevi non potevi
ah, lascia perdere
qua, fermiamoci, ricordi?
laggiù, dopo l’albero
ma tu non potevi saperlo
tu non potevi saperlo
non potevi non
e poi lui solo aveva
lui aveva
era il solo ad avere
“la nebbia di questa maledetta pianura”.
Lascia andare, vediamoci
domenica. Oggi sono stanca mi
sono svegliata alle cinque ma
è vero “la nebbia della pianura padana
mette il gelo nelle ossa”.
Sei portato da un vento
che neanche si vede
in un vicolo fra grattacieli dove
due gatti
guardano le banane fiorire
da un seme piantato nella spazzatura
Grandi spazi erba
con foreste incorporate.
Mi guardo allo specchio mi palpo
la faccia a sinistra
a destra di sotto di sopra
penso all’estate che è appena passata
dico mettiamoci in azione
POSSIAMO INCOMINCIARE…
Povero cuore povero cuore
il viaggio sembra non finire
sono sobrio appoggio l’orecchio
per terra là dove un picciolo fiore
fa guerra
a un barattolo schiacciato di pessima birra Henninger.
E MIAGOLA
Mentre correva è volato
come uno straccio sul prato
a duecento all’ora.
La ragazza esce correndo da una porta
per osservare un disco volante planare
in silenzio. Nessun altro l’ha veduto.
LA RAGAZZA HA LA FACCIA COPERTA DI
[FRAMMENTI DI VETRO.
AFRODITE SUL DORSO DI UN’OCA
L’ultimo uccello dalle ali d’argento
cade sopra una fabbrica vuota
da archeologia industriale.
Per esempio: poter cadere come un aquilone che brucia
fra le stoppie macchiate dal garbino non è più possibile.
È invece possibile che l’uccello dalle ali d’argento sia
lì fermo ansimante sopra il mucchio di scaglie di ferro
gialle di ruggine
solitaria bandiera.
All’ombra di una ciminiera fotografata da Zoom.
Riconosco che anche gli uccelli devono morire.
Riconosco (e ricordo) anche l’ingiustizia di questa morte
[nel vento:
talvolta con tristezza strisciando contro il vetro del cielo
pèrdono gli anni le penne pèrdono il cuore il suono
[pèrdono il lume del sole
cadono cadono cadono. Cadono
cercando il cuore del mondo. Cadono
sulla mano di un uomo a un bivio di una strada sul
[monte;
indeciso guarda luci lontane
o l’occhio del bosco. Non sa dove andare. L’uomo.
Guarda l’uccello dalle ali d’argento morire.
Come la terra non è più il sogno dell’uomo
il povero cielo non è più spazio per gli angeli.
Neanche il mare è più il campo per i delfini filosofi.
Un tuono
improvviso
risveglierà le nuove fantasie. E allora
può la terra cambiare colore senza arrossire?
ho passato alcune stagioni con notevoli difficoltà
ma senza vero dolore
ho anche pensato alla inutilità della vita
ma solo sotto l’aspetto filosofico
in quel tempo mi sarebbe piaciuto ascoltale la
voce dei delfini
avendo letto in un libro che sono molto intelligenti.
Ma abito lontano dal mare.
DIALOGO FRA DUE PASSANTI
– Chi sono?
– Sono maestri di poesia, che cantano.
– Cosa dicono?
– Mah, sono sentimenti!
– Ti lamenti?
– No, non mi lamento.
– Eppure ti sento lamentare.
– Sarà il vento
il vento
il vento
il vento.