soldato soldato grida la gentile signora mio sol-
datino soldato
quanto ti amo grida la gentile signora soldato ti prego
volta la testa bionda mostra il tuo petto bianco
lo voglio colpire come un’onda leggera che appena ti sfiora
un’onda lunga di mare che arriva alla spiaggia e ti fa sognare.
Addio addio.
Fiore rosso rosso fuoco rosso rosso sul petto bianco
com’è giovane il pelo del coniglio sul prato
soldato soldato mio soldatino soldato sbarbato
perché ti chini perché cadi perché
guardi nuvole che non hanno strada
non hanno occhi non orecchi non le mani
alzati balla con me ridi ancora mentre ti divoro il cuore
balla sul prato fino a domani
quando il cielo sarà spezzato
dal calcio di un soldato come te spaventato
la gentile signora
si lava i piedi alla fontana
acqua fredda fra mattoni sgranati
puzzano già di morto la primavera è lontana
ride la sua bocca nel sonno degli uomini condannati
mentre la luna grida
sul torrente pieno di rospi –
la solitudine è signora della notte
il silenzio accende
candele fra i rami
in onore dei soldati che sono entrati nell’ombra fatale.
Il volo di grigi uccelli stridenti
mentre braccia mani teste mozzate senza un grido
volano fra le foglie da cui sangue piove
il mondo la gran parte del mondo si
dibatteva in catene strisciava i piedi per terra quali
orme lasciava?
La gentile signora taceva sorrideva
colpiva qua e là inviava fuochi
sottraeva le giovani vite alla vita
a caso né lacrimava scendendo a
calpestare l’acqua
di un fiume di ossa
urlante infuriato
è il fiume dei soldati che scorre lontano
cavalca nuvole di fumo nero sull’orlo delle strade.
Chiamava chiamava chiamava il soldato
la mano sul petto
nessuno gli badava nessuno ascoltava
quattro solitari cavalli trottavano
cercando erba non ancora coperta di fango
il cielo bombarda il soldato nudo
non lo lascia quieto
le formiche in fila
si nascondono nella canna del mitra
e lì creano il loro regno –
caramba muciaci grida il colonnello
la città conquistata è tutta da divorare
vestite la divisa della domenica
per partecipare al banchetto degli uomini
sgozzati
non c’è più dolore in giro questa mattina
possiamo contare in un giorno da signori
e da baldoria
bussando a ogni portone
o suonando il fucile come una fisarmonica.
Sì c’era molta acqua quel giorno
e giù che pioveva
poi viene il sereno
che nessuno aspettava.
L’uomo della providena.
Sbaciucchiavo la ragazza sopra
un letto di toglie che odoravano forte
foglie di castagno.
All’improvviso laggiù nel piano
cominciò un mortaio
intorno sul prato
arrivò di nuovo a galoppare la morte
con il vestito di gala e
prese tutti alla gola o per mano
fucile al sole che è rosa sulla canna del fucile
ah che giornata da non dire
si fatica anche a morire
ma per il momento
sono più leggero della formica
schiacciata dalla ruota del cannone
che muore senza far rumore
anch’io sarò nel vento con poca fatica
condizione di paradiso imminente e gracchiante è la mia.
Era così bella che mi innamorava.
Bene a lei, ma io?
Ero disteso a mormorare parole d’amore. D’amore?
No perdio la guerra era feroce.
Non calzava sandali da mare la gentile signora
non concedeva ristoro. Era un fiume di spavento
alla foce. Poi
l’alloro sul cranio del soldato
il nitrito del cavallo
crollava nel fuoco del sangue
niente capitava per caso, quel giorno.
Intorno l’estate si sbriciolava fra le mani.
Una pattuglia non aveva fatto ritorno.
Lì restavo ascoltando fra una morte e l’altra
poche parole e la musica registrata,
lei è poi stata pensata
per un bacio leggero
così mi ricordo
capitano mio capitano
inutile stringersi la mano
non c’è molto da dire
oggi è giorno d’assalto forse no forse sì andiamo a morire
addio cara mia città nido d’amore addio
è guerra
addio alle torri ai viali
ma ormai la notte è passata
qua sotto la pioggia di terra infangata
la baionetta è innestata
mia terra addio
non mi lasciare solo
impreca il sergente
il re pipino e quelli
sono scappati
d’accordo con l’invasore
mentre italia bruciava
povero cuore di paglia
maiale macellato
hanno sconsacrato il sangue dei nostri figli
così restiamo popolo diruto
destinato sempre al sacrificio
in solitudine senz’aiuto
la patria è sempre ok la patria è bella
la patria è sempre patria diobonino
la patria non ci lascia mai soli
la patria è di sicuro madre padre
così canta il plotone a perdifiato
marciando in riga verso una buona morte –
la patria è l’orecchino del mondo
è l’orecchino all’orecchio del sordo
benedico la patria anche quando mi fa secco
canta tutto giocondo il caporale –
ben detto bravi soldati grida il tenente la patria
vi fa regali ogn’ora
a tutti ha regalato un fucile per l’assalto
una buona baionetta ha regalato
due gallette e scarpe di cuoio vi ha donato
che crocchiano come tamburi
cosa volete ancora dalla patria soldati affamati?
siete tutti lavati e siete vivi per niente
e se morite per vostra ignoranza la patria la patria
vi fa il funerale in un campo arato di fresco da bombe
con l’elmetto sopra la croce di legno
e adesso che avete elencato i vostri regali, all’assalto
all’assalto soldati all’assalto se non vi tremano i polsi
entrate in battaglia
gentaglia che ha troppo mangiato e troppo bevuto
sempre affamati di donne e con poca allegria
soldati che vi crocchiano i piedi soldati
di fanteria
ilfilorosso, anno XVII, n. 33, luglio-dicembre 2002.