Precipitevole cadde la sventura.
Bologna fu di nuovo infranta.
Macerie. Sì, le antiche macerie.
Le urla. Sì, le antiche urla.
Il pianto. Il fumo. Polvere. La gola bruciava.
Precipizio di morte.
Delitto è dimenticare.
L’oblio tremendo tiranno
splendido donatore di uova d’oro
lascia calare i giorni fra le dita
sabbia di mare
nulla si trattiene
tutto fra gelido pianto è dimenticato.
No! Custodire le voci i pianti le grida le paure gli affanni
soldati delle verità con le armi in pugno
urla non compiante come il primo vento dell’estate
ma ascoltate ascoltate ascoltate.
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Fermatevi ragazzo e ragazza lasciate cadere lo zaino
davanti alla sala buia dove ordinati siedono i morti.
Guardate, ascoltate, prego, vi invito.
Voi che siete nel fiore degli anni e per morire c’è tempo.
Fermate il passo sedete vicino
ascoltate le voci e il respiro di quel giorno tremendo.
Sedete ascoltate
e la notte della storia si illuminerà di parole.
Fermatevi sedete ascoltate
i morti non piangono parlano.
I morti sono vivi e raccontano la loro vita turbata
da un fulmine di fuoco
perché nulla mai vada perduto
e tu ragazzo tu ragazza agile frettolosa
tu balda come una rosa appena fiorita
sappiate chi erano chi sono chi saranno
quelli che siedono a voi vicino
trafitti da un destino di morte.
Addio non per sempre. Addio. Ritorniamo. Sedete.
Ascoltate. Parlate. Non tacete.